fbpx Una stasi nell'evoluzione | Scienza in rete

Una stasi nell'evoluzione

Read time: 1 min

Le caratteristiche generali individuate in un insetto fossile risalente a 100 milioni di anni fa non sono poi così differenti da quelle dei suoi discendenti che vivono ai nostri giorni.
Lo studio del fossile di uno Schizodactylidae – noto anche come grillo dalle grandi zampe – condotto dal team di Sam Heads (Illinois Natural History Survey) e pubblicato su ZooKeys non solo ha chiarito una erronea classificazione di un fossile simile, ma ha messo in luce anche un elemento più interessante. E' infatti emerso come il cammino evolutivo di questo insetto appartenente alla famiglia degli ortotteri sembra si sia fermato al Periodo Cretaceo Inferiore. Il fossile, scoperto in Brasile, mostra alcune differenze con i suoi attuali discendenti – insetti carnivori che vivono nell'Asia meridionale, nell'Indocina settentrionale e in Africa – ma le caratteristiche generali non sono affatto mutate. Secondo Heads ci troviamo in presenza di una sorta di stasi evolutiva che dura da almeno 100 milioni di anni.
Non sembrano cambiate neppure le preferenze in fatto di habitat. All'epoca in cui quell'insetto fossile zompettava in cerca di prede, la regione del Brasile in cui è stato ritrovato era caratterizzata da un clima arido o semi-arido di tipo monsonico. Proprio come le regioni nelle quali attualmente è diffuso.

University of Illinois

Autori: 
Sezioni: 
Paleontologia

prossimo articolo

Houston, abbiamo un problema: se la risposta fosse un gemello digitale?

mano che regge citta

La celebre frase «Houston, abbiamo un problema», resa iconica dal film "Apollo 13" con Tom Hanks nel ruolo del comandante Jim Lovell, rimanda alla missione NASA del 1970 che, in seguito a un’esplosione, fallì l’allunaggio, ma riuscì comunque a riportare a casa l’equipaggio grazie a simulazioni delle manovre di emergenza realizzate con l'ausilio di una copia della navicella. Nati per gestire sistemi lontani e complessi, i gemelli digitali affrontano oggi la sfida più ambiziosa: comprendere e governare il sistema Terra. Modellano edifici e reti energetiche delle smart city per ottimizzare consumi ed emissioni, ma replicano anche ecosistemi remoti e fragili, come le Svalbard, per interpretare le dinamiche della crisi climatica.

I gemelli digitali (in inglese digital twins) stanno uscendo dall’ambito industriale per diventare strumenti chiave nelle politiche ambientali e climatiche. E trovano uno spazio sempre più ampio nelle costruzioni, dalle smart cities all’edilizia.