L'osservatorio orbitante Kepler ha messo a segno un colpo storico: ha individuato ben sei pianeti rocciosi in orbita intorno a una stella simile al Sole distante circa 2000 anni luce.
La scoperta, pubblicata su Nature, ha stupito persino gli stessi ricercatori per le caratteristiche orbitali dei pianeti. Infatti il sistema planetario di Kepler-11, questo il nome della stella, è di gran lunga il più compatto scoperto finora. Se dovessimo piazzare quel sistema planetario nel nostro, vedremmo le orbite dei primi cinque pianeti snodarsi all’interno dell’orbita di Mercurio mentre il sesto pianeta, quello più esterno di tutti, orbiterebbe tra Mercurio e Venere.
L’analisi dei dati ha permesso ai ricercatori di valutare dimensioni e massa dei pianeti. Tutti sono più grandi della Terra – i più grandi hanno dimensioni paragonabili a quelle di Urano e Nettuno – e la loro composizione è un misto di rocce e gas, segno che si sono formati molto rapidamente dal disco protoplanetario.
Con queste scoperte il numero dei pianeti individuati da Kepler sale a 1235, un bottino davvero copioso. Poiché il campo visivo dell’osservatorio copre solamente 1/400 della volta celeste, ci lascia davvero senza fiato l’incredibile numero di sistemi planetari che potrebbero albergare nella nostra galassia.
NASA
Sei in un colpo per Kepler
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Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.
Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0
Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.