L'osservatorio spaziale Fermi ha
raccolto un segnale gamma di origine terrestre collegato dai
ricercatori a particelle di antimateria generate all'interno dei
fenomeni temporaleschi.
Non si tratta della prima volta che
Fermi, l'osservatorio orbitante della NASA per la radiazione gamma,
individua i cosiddetti TGF (terrestrial gamma-ray flash): dal
suo lancio, avvenuto nel 2008, il team di Fermi ne ha infatti contati
ben 130 e in quasi tutte le occasioni il satellite transitava proprio
al di sopra di banchi nuvolosi temporaleschi. Tanto che da qualche
tempo vi era il forte sospetto che quei lampi gamma traessero la loro
origine proprio dai violenti fenomeni elettrici che accompagnano i
temporali. Sotto le giuste condizioni, l'intenso campo elettrico
sarebbe in grado di generare una coppia formata da un elettrone e
dalla sua controparte di antimateria, il positrone. Proprio
l'interazione dei positroni con gli elettroni dell'osservatorio
orbitante e la loro annichilazione sarebbe all'origine della
rilevazione gamma.
La conferma di questo scenario è
venuta dall'analisi dell'ultimo TGF rilevato da Fermi lo scorso 14
dicembre. Curiosamente, in tale occasione l'osservatorio orbitante si
trovava sopra l'Egitto mentre la cella temporalesca era sullo Zambia,
circa 4500 chilometri più a sud. Il temporale era dunque al di sotto
dell'orizzonte di Fermi, cioè fuori dalla sua vista diretta, ma ci
ha pensato il campo magnetico terrestre a incanalare gli elettroni e
i positroni fino a farli incontrare con l'osservatorio attivandone i
rilevatori gamma.
Temporali e antimateria
prossimo articolo
Fotoni come neuroni, una ricerca italiana a cavallo di due Nobel

Una ricerca italiana pubblicata su Physical Review Letters dimostra che circuiti fotonici quantistici si comportano spontaneamente come reti neurali. E apre un varco tra due delle scoperte premiate con il Nobel per la Fisica in anni recenti — proprio mentre Giorgio Parisi, nell'ultimo suo libro, ci invita a cercare le simmetrie che la natura nasconde sotto la superficie apparente delle cose.
Immagine: Sistema fotonico per simulare reti neurali, CNR.
Da tempo la fisica teorica trova interessanti punti di contatto fra sistemi fisici complessi come i magneti disordinati, i vetri di spin, i fluidi turbolenti e ciò che fa il cervello quando recupera un ricordo. Un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters il 18 febbraio 2026 conferma questo suggestivo parallelismo studiando la luce — quella quantistica, fatta di fotoni identici che interferiscono tra loro.