fbpx Camminata e aspettativa di vita | Scienza in rete

Camminata e aspettativa di vita

Primary tabs

Read time: 1 min

Le valutazioni dell'aspettativa di vita di una persona anziana basate sulla velocità della sua camminata risulterebbero molto più accurate delle previsioni basate solo su età e sesso.
La nuova strategia valutativa emerge dalla ricerca del team di Stephanie Studenski (University ofPittsburgh) pubblicata su JAMA e basata sull'analisi dei dati raccolti tra oltre 34 mila ultra sessantacinquenni in 9 differenti studi effettuati tra il 1986 e il 2000.

Oltre ai normali dati personali – età, sesso, colore della pelle – solitamente impiegati per analisi statistiche sulle aspettative di vita, negli studi si è rilevata anche la rapidità del passo in una normale camminata. Analizzando i dati riguardanti i circa 17 mila anziani ancora in vita, i ricercatori hanno notato una correlazione tra l'aspettativa di vita e la velocità della camminata, correlazione che diventa particolarmente significativa quando l'età supera i 75 anni.
Secondo lo studio, le previsioni sull'aspettativa di vita basate sull'età, il sesso e la velocità della camminata sono altrettanto affidabili di quelle che tengono conto anche di parametri clinici, quali la pressione del sangue e l'indice di massa corporea, e dei dati di ospedalizzazione. La spiegazione suggerita dai ricercatori si basa sul fatto che camminare richiede non solo disponibilità di energia, ma anche il controllo di numerosi organi e la piena efficienza del sistema circolatorio,nervoso e muscolo-scheletrico. La diminuzione della rapidità della camminata, dunque, rifletterebbe un sistema corporeo con qualche problema.

PhysOrg

Autori: 
Sezioni: 
Vecchiaia

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

L`intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l`accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell`epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento. Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.