fbpx Il magnete al centro del mondo | Scienza in rete

Il magnete al centro del mondo

Primary tabs

Read time: 1 min

Accurate misurazioni del moto di precessione del nostro pianeta hanno permesso a un geofisico dell'Università di Berkeley di misurare per la prima volta l'intensità del campo magnetico del nucleo terrestre.

L'importante risultato, pubblicato qualche giorno fa su Nature, è stato ottenuto da Bruce A. Buffett, che ha accuratamente misurato le piccole variazioni del moto di precessione del nostro pianeta rispetto a quello previsto. Da questi scostamenti, infatti, è possibile risalire all'azione che il campo magnetico del nucleo terrestre più interno esercita sul guscio fluido che lo circonda e dunque all'intensità di tale campo. Per determinare queste minime variazioni nel moto di rotazione della Terra intorno al suo asse, il geofisico ha utilizzato come riferimento le emissioni radio di alcuni quasar, radiogalassie attive molto distanti.

Il valore ottenuto è di 25 Gauss, circa 50 volte più intenso del campo magnetico che si rileva sulla superficie terrestre e che permette alle nostre bussole di funzionare indicandoci il nord. Questo valore, che si colloca più o meno a metà del range finora ipotizzato dai geofisici, permetterà ai ricercatori una attendibile valutazione delle possibili fonti termiche che mantengono fluido il nucleo esterno della Terra. Un valore elevato, infatti, richiederebbe un pesante apporto termico da decadimento radioattivo, mentre per giustificare un debole campo magnetico basterebbe un apporto davvero minimo.

Berkeley University

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Geofisica

prossimo articolo

Terra dei Fuochi: quale scienza serve dopo la sentenza?

incendio nella terra dei fuochi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi ha riconosciuto che le conoscenze accumulate nel tempo erano già sufficienti a imporre misure di protezione della popolazione. A più di un anno e mezzo dalla condanna dell’Italia, la questione non è quindi soltanto produrre nuove prove sui danni ambientali e sanitari, ma capire quale ricerca serva oggi: una sorveglianza continua e più fine sul territorio, capace di integrare ambiente e salute, individuare le popolazioni più esposte e verificare se gli interventi di prevenzione e risanamento stiano davvero riducendo i rischi.

Nell'immagine di copertina: incendio ad Afragola, 2012. Crediti: Gianluca Rizzi/Flickr. Licenza: CC BY-NC-SA 2.0

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non avere protetto adeguatamente la popolazione della Terra dei Fuochi da un rischio ambientale e sanitario conosciuto da molti anni. È trascorso più di un anno e mezzo: poco rispetto alla lunga storia di questo territorio, ma più che sufficiente per chiedersi che cosa la sentenza possa cambiare anche nel modo di produrre e utilizzare le conoscenze su ambiente e salute.