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In Italia la politica uccide la scienza

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Un'epidemia di politica, ecco cosa affligge la scienza in molti paesi del mondo, anche in democrazie mature come gli Stati Uniti e l'Italia. Negli USA la presidenza di George Bush ha fortemente condizionato la libertà di ricerca scientifica. Lo stesso è avvenuto in Italia in più fasi storiche: subito dopo l'Unità di Italia, durante il fascismo e nell'ultimo ventennio.

Con un articolo scritto insieme a Gilberto Corbellini e pubblicato sulla rivista EMBO (vedasi allegato) abbiamo voluto fare il punto su questi condizionamenti alla libertà della ricerca scientifica. Agli italiani i casi in cui l'ideologia e la politica hanno pesantemente interferito sulla scienza sono abbastanza noti: la multiterapia Di Bella (1997), in cui una presunta cura anticancro ha trovato sponsor addirittura nella magistratura e in alcuni partiti politici di centro-destra; il divieto di sperimentazione su piante transgeniche del ministro di centro-sinistra Pecoraro Scanio, divieto peraltro confermato dal ministro di centro-destra Zaia; il tentativo di cancellare lo studio dell'evoluzionismo dalle scuole elementari da parte del ministro di centro-destra Moratti (2003); la legge 40 (2004) che vieta la derivazione di cellule staminali embrionali (anche da embrioni sovrannumerari destinati alla distruzione) e pure la diagnosi preimpianto e il congelamento degli embrioni (misure in parte concellate sei anni dopo da una sentenza della Corte costituzionale).

A questi fatti, che meriterebbero un'attenta considerazione internazionale, va aggiunto il cronico asservimento di molte istituzioni scientifiche al mondo della politica, la quale spesso sceglie direttamente, e senza procedure di peer review, i responsabili degli enti scientifici e a chi dare i soldi per le ricerche. Persino nei rari casi in cui una commissione veniva chiamata a giudicare i progetti, i fondi venivano assegnati dai membri della commissione a sé stessi.

Come poi non ricordare, a questo proposito, l'opposizione fatta dal governo di centro-destra all'istituzione dell'European Research Council (ERC) proprio perché sfuggiva a un controllo politico; o il finanziamento senza peer review agli studi sul vaccino dell'AIDS di Barbara Ensoli dell'ISS, giudicato dai suoi colleghi internazionali troppo generoso in relazione alla solidità scientifica del protocollo (2007); o l'esclusione da parte del Ministero della salute di ricerche sulle staminali embrionali (2009). Eccetera eccetera.

Se gli scienziati italiani vogliono avere un ruolo guida nel contribuire a delineare la società del futuro, devono pretendere attivamente un sistema di allocazione dei fondi pubblici basato su principi di competitività e trasparenza, mentre gli scienziati che ottengono benefici dal loro servilismo nei confronti del mondo della politica devono essere additati come esempi negativi all'opinione pubblica. Speriamo con questo articolo di destare l'attenzione dell'uditorio internazionale perché sia consapevole di questa situazione e intervenga in difesa della ricerca italiana, soggetta alla censura, alla manipolazione dei fatti e alla mancanza di un sistema di valutazione equa e trasparente.

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