fbpx Stelle tre volte più numerose | Scienza in rete

Stelle tre volte più numerose

Read time: 2 mins

L'analisi dello spettro luminoso di otto galassie ellittiche rivela che il numero delle stelle molto più piccole del Sole, le cosiddette nane rosse, è stato finora sottostimato.
Nello studio, pubblicato su Nature, Pieter van Dokkum (Yale University) e Charlie Conroy (Harvard-Smithsonian CfA) riportano che l'individuazione di particolari caratteristiche spettrali in quelle otto galassie poste a distanze comprese tra 50 e 300 milioni di anni luce indicano che in quei giganteschi sistemi stellari le stelle di piccola massa potrebbero costituire oltre l'80% della popolazione stellare e contribuire almeno per il 60% alla massa stellare complessiva. Questo, però, comporta che la distribuzione di massa delle stelle, un parametro cruciale in astrofisica, debba essere radicalmente rivisto e non si possa più considerare quello ottenuto per la nostra Galassia un valore valido per l'intero universo. Visto poi che quelle ellittiche sono le galassie più grandi dell'universo, ne deriva che la nostra stima del numero complessivo di stelle nel cosmo debba essere moltiplicata almeno per tre.
Ma non è tutto. Un aumento del numero di stelle, infatti, comporta inevitabilmente un aumento del numero di possibili sistemi planetari e, con essi, il numero di quelli in grado di ospitare la vita. Inoltre, vista l'esistenza di questo enorme numero di stelle finora non censite, vi è la possibilità che gli astronomi debbano rivedere verso il basso le loro attuali valutazioni della cosiddetta materia oscura.

Yale University - Center for Astrophysics

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.