Trials clinici effettuati presso la Glasgow Royal Infirmary hanno provato l'efficacia di un sistema di decontaminazione ambientale che si basa su una particolare forma di illuminazione.
Le onde luminose prodotte dall'HINS-light Environmental Decontamination System – una ristretta banda nella regione della luce visibile – sono in grado di ridurre in modo significativo i batteri patogeni presenti negli ambienti ospedalieri, molto più di quanto si possa ottenere con la pulizia e la disinfezione. Queste particolari onde luminose, infatti, eccitano alcune molecole contenute nei batteri innescando reazioni chimiche che risultano letali per gli agenti patogeni. Il sistema ha mostrato di essere efficace anche con batteri particolarmente resistenti alle normali disinfezioni, quali lo Staphylococcus aureus (noto come MRSA) e il Clostridium difficile.
A differenza dei metodi di decontaminazione ambientale che impiegano gas sterilizzanti o luce UV, questa nuova tecnologia non solo non presenta rischi per i pazienti e il personale, ma, grazie alla natura pervasiva della luce, risulta anche molto più efficace delle procedure di disinfezione di routine solitamente impiegate.
Una luce contro le infezioni
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I social network sul banco degli imputati

I social network possono essere paragonati alle sigarette per la loro capacità di indurre sofferenze e dipendenza in chi, soprattutto tra le persone più giovani ne fa un uso incontrollato? Su queste basi ha preso il via il primo di una serie di processi intentati alle grandi aziende tecnologiche. Sul modello di quelli che misero sotto accusa le aziende del tabacco.
Crediti immagine: Robin Worrall/Unsplash
Il 28 gennaio scorso ha preso il via il primo di una serie di processi contro i colossi dei social network, accusati di aver progettato piattaforme finalizzate a creare dipendenza, specie nei più giovani. L’impostazione del processo richiama quello contro le industrie del tabacco, avvenuto negli anni 90, sia nelle strategie dell’accusa che nell’oggetto imputato: i social sono come le sigarette? Le aziende sapevano dei danni delle loro piattaforme sulla salute mentale?