Il confronto tra immagini acquisite in tempi diversi ha permesso agli astronomi di chiarire che alcuni cambiamenti nei canaloni si Marte non possono essere attribuiti all'azione dell'acqua, bensì a quella dell'anidride carbonica.
L'importante scoperta, pubblicata sul numero di novembre di Geology, è opera del team coordinato da Serina Diniega (Jet Propulsion Laboratory), che ha analizzato i cambiamenti occorsi in una ventina di canaloni in sette diverse località dell'emisfero meridionale di Marte riuscendo a circoscrivere il periodo dell'anno in cui sono avvenuti.
Poiché dai dati emerge che le nuove strutture sono verosimilmente state scavate nella stagione invernale, è impossibile imputare la loro formazione allo scorrere di acqua liquida – una delle ipotesi più gettonate fin dalla scoperta dei canaloni dieci anni fa.
Diniega e collaboratori puntano così il dito verso l'anidride carbonica proveniente dall'atmosfera di Marte che in inverno congela e finisce nel terreno, ma che ritorna in forma gassosa non appena si avvicina la primavera. L'energia associata agli sbuffi di gas unita all'azione lubrificante dell'anidride carbonica sulla sabbia potrebbero favorire o generare scivolamenti e frane, originando in tal modo nuovi canaloni.
Canaloni di Marte e ghiaccio secco
Autori:
Sezioni:
Astronomia
prossimo articolo
Per il grafene è la volta buona di rivoluzionare il mondo?
Circa quindici anni fa, nella sala d’attesa del dentista, lessi su una rivista scientifica di un nuovo materiale, uno come non se ne erano mai sentiti prima: estremamente flessibile ma più resistente dell’acciaio, conduceva l’elettricità e il calore meglio dei metalli, mostrava fenomeni quantistici rari (nello specifico i suoi elettroni si comportavano come fossero stati privi di massa). E la lista potrebbe continuare a lungo.
