Secondo un team di antropologi, a condurre i Neanderthal all'estinzione furono i cambiamenti climatici indotti da massicce eruzioni vulcaniche verificatesi in Europa e Asia.
La ricerca, pubblicata su Current Anthropology, è opera di Liubov Vitaliena Golovanova (ANO Laboratory of Prehistory di San Pietroburgo) e collaboratori e si basa su quanto scoperto nella grotta di Mezmaiskaya, sulle montagne del Caucaso, una grotta è ben nota a chi si occupa dei Neanderthal per la sua ricchezza di utensili e ossa di quella civiltà. Dagli scavi è emersa la presenza di due distinti strati di cenere vulcanica risalenti a circa 40 mila anni fa il cui studio ha mostrato una notevole riduzione di pollini rispetto agli strati adiacenti, segno di drammatici cambiamenti climatici. Il più recente dei due strati, inoltre, sembra segnare il termine della presenza dei Neanderthal a Mezmaiskaya
I ricercatori ritengono che l'improvviso mutamento del clima indotto dalle eruzioni vulcaniche – la prima riconducibile all'evento noto come Campanian Ignimbrite responsabile della formazione dei Campi Flegrei in Campania e la seconda dovuta a un vulcano caucasico – abbia drammaticamente distrutto le nicchie ecologiche occupate dai Neanderthal decretando la loro scomparsa.
Gli antenati dell'uomo moderno coevi ai Neanderthal sopravvissero perché ebbero la fortuna di occupare regioni più meridionali e risentirono molto meno di quel repentino e drammatico “inverno vulcanico”. Secondo i ricercatori, dunque, il principale vantaggio dell'uomo moderno rispetto ai cugini neanderthaliani sarebbe stato una più fortunata distribuzione geografica.
Neanderthal cancellati dai vulcani
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Un sistema di algoritmi di machine learning permette di ricostruire la geometria tridimensionale delle faglie sismiche a partire solo dalla posizione degli ipocentri, rivelando la loro struttura gerarchica e segmentata. L’approccio, sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II e testato su diverse sequenze sismiche, potrebbe migliorare i modelli di previsione probabilistica operativa dei terremoti. Nell'immagine il palazzo della prefettura a L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Credit: TheWiz83/Wikipedia (CC BY-SA 3.0).
Siamo abituati a immaginare le faglie come piani, a separazione di blocchi di roccia che muovendosi l’uno rispetto all’altro generano i terremoti. In realtà, le faglie hanno geometrie molto più complicate. Più che come piani, dovremmo immaginarle come sottili parallelepipedi, strati di roccia con un certo spessore, all’interno dei quali si trovano altre faglie più piccole, e così via in un meccanismo di segmentazione gerarchico.