Anche le simulazioni dinamiche confermano che le Nubi di Magellano, due piccole galassie satelliti della Via Lattea, sarebbero state solo di recente catturate dalla Galassia.
La prova decisiva potrebbe essere racchiusa in una scia di idrogeno, una sorta di gigantesco ponte gassoso che unisce queste galassie alla Via Lattea e che gli astronomi chiamano Magellanic Stream. Finora si era sempre ipotizzato che il Magellanic Stream fosse dovuto alla potente azione gravitazionale della nostra Galassia, in grado di strappare materiale alle due piccole galassie satellite. Recenti misurazioni dei moti stellari ottenute con il telescopio spaziale Hubble, però, hanno indicato che le Nubi di Magellano o sono al loro primo passaggio nei pressi della Via Lattea oppure la loro orbita è davvero molto elongata. Difficile, dunque, che ci sia stata la possibilità di generare il Magellanic Stream.
Basandosi su accurate simulazioni computerizzate, Gurtina Besla (Harvard-Smithsonian CfA) e altri cinque astrofisici hanno proposto uno scenario alternativo. Nello studio, pubblicato su Astrophysical Journal Letters, Besla suggerisce che all'origine di quel ponte di idrogeno vi sarebbe l'interazione tra le stesse Nubi di Magellano prima che la coppia finisse tra le grinfie gravitazionali della Galassia. Il materiale del Magellanic Stream, cioè, sarebbe stato strappato alla Piccola Nube dall'azione di marea della Grande Nube in un'epoca in cui le due piccole galassie non erano ancora state catturate dalla Via Lattea. Una volta arrivate a tiro della Galassia, però, ci ha pensato la gravità della Via Lattea a governare e scolpire per bene il Magellanic Stream.
Quel misterioso ponte di idrogeno
prossimo articolo
Morti improvvise e vaccino anti Covid: il vaccino protegge molto di più

Uno studio canadese molto solido, costruito sui registri sanitari dell’Ontario, ha preso in considerazione oltre 6 milioni di persone, usando dati già ripuliti dai fattori di confondimento. I risultati confutano l’ipotesi che la vaccinazione contro Sars-CoV-2 comporti un rischio aggiuntivo di morte improvvisa per persone apparentemente sane di età tra 12 e 50 anni. È abbastanza per mettere la parola fine alle polemiche sull’aumento di morti improvvise da vaccino: la malattia è più pericolosa.
Sono passati sei anni dall’inizio della pandemia da Sars-CoV-2 e negli ultimi cinque più di 100 milioni di dosi di vaccini sono state somministrate, in una campagna di immunizzazione mondiale che non ha precedenti per dimensioni e tempistica.
La pandemia si è esaurita, la gravità dei quadri clinici dovuta alle infezioni si è fortemente attenuata (soprattutto grazie all’immunità indotta dalle vaccinazioni) e nuovi tasselli di conoscenze scientifiche si aggiungono a quanto già acquisito in corsa.