fbpx Nobel agli architetti delle molecole | Scienza in rete

Nobel agli architetti delle molecole

Read time: 1 min

L'americano Richard Heck e i giapponesi Ei-chi Negishi e Akira Suzuki sono i Nobel per la chimica 2010. Il prestigioso riconoscimento premia anni di lavoro dedicati alla chimica dei catalizzatori. In particolare le ricerche del trio si sono concentrate su quelli al palladio, che permettono di ricreare in laboratorio molecole complesse come quelle presenti normalmente in natura.

In passato il tentativo di ricreare in laboratorio molecole organiche complesse ha sempretrovato numerosi problemi di natura tecnica dovuti alle caratteristiche del carbonio. Ciò è dovuto all'alta stabilità di questo elemento. Le prime tecniche utilizzate miravano a rendere il carbonio più reattivo ma tale approccio funzionava solo nella sintesi di molecole di piccole dimensioni. Lo studio e la sintesi di catalizzatori al palladio a opera dei tre scienziati ha permesso di superare il problema fornendo ai chimici di tutto il mondo uno strumento preciso ed efficace. La loro scoperta è oggi applicata in numerosi campi che vanno dalla chimica industriale e farmaceutica all'elettronica.

Attualmente Richard Heck è professore emerito all'Università del Delaware, Ei-chi Negischi insegna alla Purdue University, a West Lafayette (Indiana) e Akira Suzukiè professore emerito alla Hokkaido University di Sapporo (Giappone).

Autori: 
Sezioni: 
Chimica

prossimo articolo

Medicina aerospaziale: cosa ci insegna la vita in orbita sulla biologia umana

astronauta nello spazio

Perché continuiamo a investire miliardi per tornare sulla Luna e prepararci a raggiungere Marte? Non è soltanto una questione di esplorazione o prestigio tecnologico. Nello spazio, infatti, il corpo umano è sottoposto a condizioni impossibili da replicare sulla Terra: microgravità, radiazioni cosmiche e isolamento accelerano processi biologici che qui richiederebbero anni per manifestarsi. E così, dalle cellule coltivate su organ-on-chip agli studi sull'invecchiamento e sulla medicina di precisione, la ricerca aerospaziale sta trasformando le missioni spaziali in laboratori unici per comprendere meglio malattie, sviluppare nuove terapie e migliorare la salute di tutti noi.

Al racconto dell’umanità nello spazio a volte manca qualcosa. Spesso le missioni spaziali vengono raccontate come eventi grandiosi, emotivi, momenti nei quali i limiti dell’essere umano sono messi alla prova – e a volte superati. Una narrazione che tiene le persone col naso all’insù ma che a volte manca di rispondere a una domanda: dopotutto, a cosa serve andare nello spazio?