fbpx Premio ai bambini in vitro | Scienza in rete

Premio ai bambini in vitro

Read time: 1 min

Robert G. EdwardsRobert G. Edwards è il premio Nobel per la medicina 2010. La motivazione recita «Per lo sviluppo della terapia della fertilizzazione in vitro (FIVET). I suoi risultati hanno permesso di trattare l'infertilità, una condizione che affligge un grande numero di persone, oltre il 10% delle coppie in tutto il mondo».

Edwards, 85enne biologo ed embriologo inglese, ha sbaragliato l'agguerrita concorrenza di Yamanaka (Staminali) e Gurdon (Clonazione). Professore emerito presso l'Università di Cambridge, lo scienziato inglese ha sviluppato la FIVET in collaborazione con il chirurgo e ginecologo inglese Patrick Steptoe, deceduto più di vent'anni fa. Le ricerche che hanno portato allo sviluppo della tecnica attuale sono iniziate nel lontano 1958. Dieci anni più tardi Edwards riuscì ad ottenere in laboratorio la fertilizzazione di un ovulo umano. Bisognerà però aspettare il 1978 perchè la tecnica abbia successo con la nascita di Louise Joy Brown, prima bambina nata in provetta.

La FIVET, che a oggi ha permesso la nascita di più di 4 milioni di persone, consiste nel fecondare in vitro un ovulo estratto dalla paziente con uno spermatozoo sano e successivamente di reimpiantare l'embrione così ottenuto nell'utero della donna. 

(schema riassuntivo della tecnica che ha fruttato il Nobel a Robert G. Edwards)

Robert Edwards is awarded the 2010 Nobel Prize for the development of human in 
vitro fertilization (IVF) therapy. His achievements have made it possible to 
treat infertility, a medical condition afflicting a large proportion of 
humanity including more than 10% of all couples worldwid
Autori: 
Sezioni: 
Nobel

prossimo articolo

Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Coppia con bandiera arcobaleno

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
 

Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.