fbpx I microbi mangia petrolio | Scienza in rete

I microbi mangia petrolio

Read time: 2 mins

Il petrolio sparso a volontà dalla Deep Water Horizon nel Golfo del Messico si starebbe degradando a ritmi più rapidi del previsto grazie alle popolazioni locali di batteri mangia-olio. La ricerca, condotta da diverse università americane e pubblicata a fine agosto su Science Express, ha trovato un tasso di batteri all'opera nel demolire le catene di idrocarburi molto maggiore nelle aree inquinate rispetto alle altre aree. Segno che la presenza di grandi quantità di petrolio a varie centinaia di metri di profondità ha stimolato la formazione di colonie di proteobatteri specializzati in questo compito. Ciò che ha colpito i ricercatori è la rapidità della degradazione dei pennacchi di petrolio sottomarino; il che fa sperare davvero nella strada della "bioremediation" anche attraverso organismo appositamente ingegnerizzati, come sogna di fare Craig Venter. L'attività dei batteri, inoltre, non inciderebbe troppo sulla deprivazione di ossigeno lungo queste colonne di petrolio, il vero rischio (per il resto della fauna marina) dell'attività dei micobi spazzini.

La notizia arriva una settimana dopo un'altra ricerca, sempre pubblicata su Science, che ha riscontrato con un rover sottomarino il persistere di colonne di petrolio fino a 1.100 metri di profondità. E' vero - dicono questi secondi ricercatori - che i batteri distruggono abbastanza in fretta alcune componenti del petolio, come le corte catene alcaniche. Più dura è con gli idrocarburi monoaromatici e altri ingredienti più tenaci (e tossici) dell'oro nero.

 

leggi anche qui

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Ecologia

prossimo articolo

Infermiere e infermieri, colonne portanti di Medici Senza Frontiere

Ettore Mazzanti del consiglio direttivo di MSF

Da aprile, a guidare Medici Senza Frontiere sono due infermieri, Martina Marchiò ed Ettore Mazzanti.  Segno di un modello in cui la professione infermieristica è centrale non solo nella cura, ma anche nella gestione delle emergenze e nel coordinamento dei progetti umanitari. Dalle guerre alle epidemie, dalle crisi nutrizionali ai campi profughi, l’esperienza maturata sul campo da infermiere e infermieri di MSF diventa un patrimonio di competenze cliniche, organizzative e relazionali che può arricchire anche il sistema sanitario italiano.

La sezione italiana di Medici Senza Frontiere ha recentemente rinnovato il proprio consiglio direttivo, affidando i ruoli di presidente e vicepresidente a due infermieri, Ettore Mazzanti e Martina Marchiò. È una scelta che non rappresenta un’eccezione all’interno dell’organizzazione, ma che riflette una caratteristica strutturale di MSF: la posizione centrale della professione infermieristica non solo nell’assistenza clinica, ma anche nella gestione dei progetti umanitari e nel coordinamento operativo sul campo.