fbpx Il gene dell'emicrania | Page 22 | Scienza in rete

Il gene dell'emicrania

Read time: 1 min

Individuata una variante genetica nel cromosoma 8 che sembrerebbe essere uno dei fattori scatenanti l'emicrania comune. La scoperta, opera dei ricercatori inglesi del Trust Sanger Institute, è stata pubblicata dalla rivista Nature Genetics.

L'emicrania comune colpisce più di 300 mila persone al mondo. Alcuni studi in passato hanno evidenziato come questa malattia possa esistere anche in forma ereditaria, ma nessuna ricerca aveva mai scovato la porzione di DNA responsabile. I ricercatori britannici hanno monitorato più di 3000 malati e 40 mila soggetti sani. E' emerso che spesso i soggetti sofferenti di emicrania presentano una mutazione a cavallo di due importanti geni che modulano la comunicazione dei circuiti neurali.

La porzione mutata in questione è quella compresa tra il gene PGCP e MTDH / AEG-1. In particolare il difetto causerebbe una maggior presenza di glutammato a livello delle sinapsi cerebrali, da cui l'origine del mal di testa.

Nature Genetics (2010) doi:10.1038/ng.652

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Più scienziati anziani, meno innovazione nella ricerca

Einstein nel 1905 e nel 1949

Uno studio su 12,5 milioni di ricercatori e ricercatrici suggerisce che con l’età gli scienziati tendano a diventare meno disruptive, meno inclini cioè a produrre idee capaci di cambiare paradigma. Cresce invece la capacità di integrare e consolidare conoscenze già esistenti. Il fenomeno, definito “Nostalgia Effect”, porta a riflettere su una comunità scientifica sempre più gerontocratica, dove il rischio non è l’irrilevanza dei senior, ma un equilibrio alterato tra innovazione radicale e sedimentazione del sapere.

C’è una certa ironia nel leggere, per me che ho una “età accademica” piuttosto avanzata, un articolo che sostiene, dati alla mano, che gli scienziati anziani tendono a diventare meno disruptive, cioè meno capaci di produrre quelle idee che ribaltano i paradigmi esistenti. Ironia doppia, se nel frattempo ci si accorge di aver appena citato, per l’ennesima volta, un lavoro del 1987 convinti che «resti ancora fondamentale».