fbpx Stomi: è l'acqua a farli aprire? | Page 8 | Scienza in rete

Stomi: è l'acqua a farli aprire?

Read time: 2 mins

Previsioni meteorologiche, cambiamenti climatici, agricoltura e idrologia. Campi di studio accomunati da un fattore comune: gli stomi delle piante. In passato si è sempre pensato che questi particolari strutture, ovvero quei pori presenti sulla superficie delle foglie e responsabili degli scambi gassosi con l’atmosfera, regolassero la loro apertura e chiusura attraverso le cellule di guardia.

Un nuovo studio pubblicato dalla rivista PNAS sembra mettere in discussione questo fenomeno, individuando come responsabile del processo non più le cellule di guardia ma bensì l’acqua e l’energia assorbita dalle foglie.Gli stomi, attraverso la loro apertura e chiusura, fanno in modo che la pianta riesca a rilasciare vapore acqueo nell’atmosfera. Un processo in grado di influenzare il clima e le precipitazioni. Definire però cosa regoli il fenomeno di apertura e chiusura è sempre stato piuttosto difficile. Sino ad oggi gli scienziati hanno creduto che le responsabili del fenomeno fossero le cellule di guardia poste intorno agli stomi, in grado di captare l’energia del sole. In particolare che esse regolassero le dimensioni del poro a seconda della luce e di altri segnali ambientali.

Lo studio appena pubblicato apre invece a una nuova visione di tale processo. La regolazione dell’apertura e chiusura degli stomi sarebbe influenzata sia dall’energia assorbita dai pigmenti che dall’acqua presente all’interno della foglia. Sarebbero questi i nuovi fattori in grado di influenzare il processo di apertura degli stomi. Una conclusione alla quale si è arrivati attraverso esperimenti che hanno mostrato come l'epidermide sia molto sensibile alla differenza tra il ritmo di traspirazione e quello di produzione di vapore acqueo dentro la foglia.

Pnas July 12, 2010, doi:10.1073/pnas.0913177107

 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Biologia

prossimo articolo

Capitalismo, il grande assente nel dibattito sul declassamento del lupo

lupo su sfondo geometrico

Il declassamento del lupo da specie "rigorosamente protetta" a "protetta" in Italia ha riacceso uno scontro noto tra tutela della fauna e difesa delle attività zootecniche. Ma ridurre il conflitto a una questione ecologica o gestionale rischia di oscurarne le radici profonde: predazioni e convivenza si intrecciano infatti con trasformazioni economiche, politiche agricole e crisi delle aree rurali. Il conflitto sul lupo richiede in realtà di ragionare sul modello agroalimentare dominante e immaginare nuove forme di coesistenza tra umani e non-umani.

In Italia, il 2026 si è aperto con uno storico decreto sul declassamento del lupo, da specie «rigorosamente protetta» a «protetta» – come già successo a livello europeo nel 2025. Il cambiamento si basa sulla necessità di gestire il crescente conflitto tra lupi e attività umane, con l'espansione di questo predatore in Italia ed Europa negli ultimi decenni.