fbpx Stomi: è l'acqua a farli aprire? | Page 2 | Scienza in rete

Stomi: è l'acqua a farli aprire?

Read time: 2 mins

Previsioni meteorologiche, cambiamenti climatici, agricoltura e idrologia. Campi di studio accomunati da un fattore comune: gli stomi delle piante. In passato si è sempre pensato che questi particolari strutture, ovvero quei pori presenti sulla superficie delle foglie e responsabili degli scambi gassosi con l’atmosfera, regolassero la loro apertura e chiusura attraverso le cellule di guardia.

Un nuovo studio pubblicato dalla rivista PNAS sembra mettere in discussione questo fenomeno, individuando come responsabile del processo non più le cellule di guardia ma bensì l’acqua e l’energia assorbita dalle foglie.Gli stomi, attraverso la loro apertura e chiusura, fanno in modo che la pianta riesca a rilasciare vapore acqueo nell’atmosfera. Un processo in grado di influenzare il clima e le precipitazioni. Definire però cosa regoli il fenomeno di apertura e chiusura è sempre stato piuttosto difficile. Sino ad oggi gli scienziati hanno creduto che le responsabili del fenomeno fossero le cellule di guardia poste intorno agli stomi, in grado di captare l’energia del sole. In particolare che esse regolassero le dimensioni del poro a seconda della luce e di altri segnali ambientali.

Lo studio appena pubblicato apre invece a una nuova visione di tale processo. La regolazione dell’apertura e chiusura degli stomi sarebbe influenzata sia dall’energia assorbita dai pigmenti che dall’acqua presente all’interno della foglia. Sarebbero questi i nuovi fattori in grado di influenzare il processo di apertura degli stomi. Una conclusione alla quale si è arrivati attraverso esperimenti che hanno mostrato come l'epidermide sia molto sensibile alla differenza tra il ritmo di traspirazione e quello di produzione di vapore acqueo dentro la foglia.

Pnas July 12, 2010, doi:10.1073/pnas.0913177107

 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Biologia

prossimo articolo

L’incredibile e triste storia dei nuovi studi sul vaccino contro l’epatite B

fiala di vaccino con siringa

Con il pretesto della Gold Standard Science, il Dipartimento per la Salute diretto da Robert Kennedy intende finanziare con 1,6 milioni di dollari uno studio in Guinea Bissau sulla vaccinazione alla nascita contro il virus dell’epatite B. Procedura in uso negli Stati Uniti dal 1991. L’intento non è quello di aumentare la copertura vaccinale nel Paese africano, ma mettere a confronto un vaccino già noto con l’assenza di vaccino. Con sommo sprezzo dell’etica della ricerca

Partiamo da qui per raccontare una storia lunga, che ancora non si è conclusa.
È il 1991, la commissione per i vaccini dei Centers for Diseases Control (ACIP, Immunization Practices Advisory Committee) consiglia per la popolazione degli Stati Uniti la prima dose di vaccino per il virus dell'epatite B (HBV) alla nascita (che vuol dire entro 24 ore dalla nascita). Le successive due dosi dopo uno e sei mesi.