fbpx L'angolo del dolore | Scienza in rete

L'angolo del dolore

Read time: 2 mins

Perchè ci ricordiamo del dolore che abbiamo subito? Evidentemente perchè da qualche parte, in un punto nascosto del nostro cervello, tutte le informazioni relative a situazioni spiacevoli vengono immagazzinate e lì rimangono. Una zona sconosciuta fino a poco tempo fa. Uno studio pubblicato dalla rivista Science, opera di un gruppo di ricerca dell’Università di Torino, ha finalmente rivelato quali sono le aree del cervello che conservano per tutta la vita le emozioni legate alle situazioni dolorose. Si tratta della corteccia secondaria uditiva, visiva e olfattiva, note anche con il nome di cortecce sensoriali di ordine superiore.

Suoni, odori e colori vengono spesso associati alle emozioni che proviamo in un dato momento. Se una di queste sensazioni viene percepita durante un episodio spiacevole, successivamente ogni volta che riproveremo tale sensazione, tenderemo ad associarla alla situazione negativa. Lo studio, eseguito su topi, ha mostrato che l’attività della corteccia sensoriale di ordine superiore, si intensifica in presenza degli stimoli sensoriali che in precedenza sono stati associati a eventi dolorosi.

Ora il passo successivo dello studio sarà di verificare se anche nell'uomo avvenga tale fenomeno. Come dichiara il dottor Benedetto Sacchetti, uno degli autori dello studio, «quello che ci aspettiamo è che nell’uomo le variazioni dell’attività sensoriale interessino le stesse aree, ma in punti più localizzati. Con queste basi sperimentali siamo pronti a procedere con lo studio sull’uomo, che condurremo utilizzando le tecniche di imaging».

Science 6 August 2010: Vol. 329. no. 5992, pp. 649 - 656

Autori: 
Sezioni: 
Neuroscienze

prossimo articolo

L’intelligenza artificiale come progetto umano. Intervista a Luciano Floridi 

Luciano Floridi

Luciano Floridi propone un approccio pragmatico all'intelligenza artificiale, da intendere non come destino che ci travolge ma come strumento che possiamo progettare e governare, a patto di sviluppare le competenze critiche necessarie a usarla anziché subirla.

In copertina: Luciano Floridi

L’intelligenza artificiale non è un destino, un’imposizione o una promessa, ma uno strumento che possiamo attivamente progettare, governare e orientare. Luciano Floridi, professore universitario a Yale e all’Università di Bologna e pioniere della moderna branca della filosofia dell’informazione, riflette su design, controllo ed etica dell’AI. Offrendo non speculazioni cavillose, ma questioni concrete. Non mondi (im)possibili, ma il mondo di oggi e domani. Non “dove andremo a finire”, ma “dove vogliamo andare”.