fbpx L'angolo del dolore | Scienza in rete

L'angolo del dolore

Primary tabs

Read time: 2 mins

Perchè ci ricordiamo del dolore che abbiamo subito? Evidentemente perchè da qualche parte, in un punto nascosto del nostro cervello, tutte le informazioni relative a situazioni spiacevoli vengono immagazzinate e lì rimangono. Una zona sconosciuta fino a poco tempo fa. Uno studio pubblicato dalla rivista Science, opera di un gruppo di ricerca dell’Università di Torino, ha finalmente rivelato quali sono le aree del cervello che conservano per tutta la vita le emozioni legate alle situazioni dolorose. Si tratta della corteccia secondaria uditiva, visiva e olfattiva, note anche con il nome di cortecce sensoriali di ordine superiore.

Suoni, odori e colori vengono spesso associati alle emozioni che proviamo in un dato momento. Se una di queste sensazioni viene percepita durante un episodio spiacevole, successivamente ogni volta che riproveremo tale sensazione, tenderemo ad associarla alla situazione negativa. Lo studio, eseguito su topi, ha mostrato che l’attività della corteccia sensoriale di ordine superiore, si intensifica in presenza degli stimoli sensoriali che in precedenza sono stati associati a eventi dolorosi.

Ora il passo successivo dello studio sarà di verificare se anche nell'uomo avvenga tale fenomeno. Come dichiara il dottor Benedetto Sacchetti, uno degli autori dello studio, «quello che ci aspettiamo è che nell’uomo le variazioni dell’attività sensoriale interessino le stesse aree, ma in punti più localizzati. Con queste basi sperimentali siamo pronti a procedere con lo studio sull’uomo, che condurremo utilizzando le tecniche di imaging».

Science 6 August 2010: Vol. 329. no. 5992, pp. 649 - 656

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Neuroscienze

prossimo articolo

Cosa resta dopo il talk: perché valutare l’impatto dei festival scientifici

sedia vuota su palco

Sedersi in platea, ascoltare, uscire con una sensazione precisa — entusiasmo o noia — e chiedersi come restituirla a chi organizza. Da questa esperienza personale, per Elena Panariello è nata una riflessione sulla valutazione dell’impatto dei festival scientifici: uno strumento poco praticato ma potenzialmente decisivo per ascoltare davvero il pubblico, riconoscere esclusioni, limiti e possibilità, e trasformare i dati in uno spazio democratico di confronto. Al suo lavoro è stato assegnato nel 2025 il premio per la miglior tesi del Master in Comunicazione della Scienza "Franco Prattico"

Mi siedo in poltrona, le luci si abbassano e lo spettacolo inizia.
Dopo un’ora e mezza - anzi, facciamo un’ora e quarantacinque, a causa delle domande sempre presenti dei più curiosi - il trambusto ricomincia.