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Buon compelanno IFOM!

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“IFOM 2020 – La Ricerca sul Cancro di domani: Sinergica, Interdisciplinare, TransNazionale”. Questo il titolo dell'incontro tenutosi lunedì scorso presso il famoso centro di ricerca milanese.

L'evento non ha voluto celebrare i primi 10 anni di una visione che si conferma lungimirante, bensì tracciare i binari su cui far correre la ricerca sul cancro di domani, quelli grazie a cui il sistema-Italia si potrebbe rendere competitivo a livello internazionale sul piano della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica.

Oggi, a 10 anni dall’avvio del suo programma scientifico, i fatti rendono onore all’intuizione di FIRC: con la sua attività diversificata in 19 programmi di ricerca sui fronti più promettenti della ricerca oncologica e oltre 100 ricerche all’anno, pubblicate sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali come Science, Nature e Cell.

Nella sede milanese di IFOM, sorta in un’area ex-industriale di 11.000 Mq, si respira un’atmosfera internazionale: dei 200 ricercatori, il 25% è costituito da stranieri, provenienti da 25 diversi Paesi, tra i quali spiccano alcuni tra i più competitivi oggi in questo ambito: Giappone, Gran Bretagna, Stati Uniti, Malesia, Germania e Canada. I ricercatori italiani provengono da 17 diverse regioni e dopo un periodo di lavoro nei laboratori di IFOM convolano spesso per i più prestigiosi istituti di ricerca internazionali, dove possono arricchire la propria esperienza e riportarla in Italia.

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Citazioni, h-index e highly cited: perché Clarivate, Scopus e Google Scholar non raccontano la stessa storia

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Tre database, tre misure diverse dello stesso fenomeno. Capire le differenze non è un dettaglio tecnico: è il presupposto per usare le metriche senza esserne ingannati.

Immaginate un ricercatore che deve comunicare il proprio h-index in una domanda di finanziamento. Apre Web of Science: il numero è, diciamo, 31. Apre Scopus: 38. Apre Google Scholar: 47. Tre piattaforme, tre numeri, nessuna contraddizione interna a ciascuna — eppure nessuna convergenza tra loro. Quale valore è quello “giusto”? La domanda è mal posta, e il disagio che genera è il punto di partenza di questo articolo.