fbpx Esplosioni imperfette | Page 18 | Scienza in rete

Esplosioni imperfette

Read time: 1 min

Le supernovae, epilogo pirotecnico dell'evoluzione stellare, sono tra le esplosioni più potenti dell'universo. Sarebbe logico ritenere che, data la simmetria sferica delle stelle, anche queste esplosioni debbano essere perfettamente simmetriche. Sbagliato! Uno studio pubblicato su Nature, infatti, rivela che il materiale stellare non viene espulso uniformemente nello spazio, ma vengono privilegiate particolari direzioni.

Keiichi Maeda (Università di Tokyo) e i suoi collaboratori – tra i quali Stefano Benetti e Paolo Mazzali dell'INAF – hanno analizzato una valanga di dati spettroscopici di 20 supernovae di Tipo Ia scoprendo che le differenze notate nell'evoluzione spettrale di queste supernovae sono da imputare unicamente alla differente linea di vista sotto cui viene osservata un'esplosione asimmetrica. La loro analisi, infatti, li ha portati a confermare che il punto di accensione di questi fuochi d'artificio cosmici non è nel centro geometrico della stella morente, ma in una posizione piuttosto decentrata.

Notevole l'importanza di queste scoperte. Le supernovae di Tipo Ia, infatti, vengono utilizzate dagli astronomi quali candele campione per misurare l'espansione dell'universo. Avere la conferma che davvero si tratta di esplosioni identiche e che le differenze sono dovute unicamente alla direzione sotto cui le osserviamo ci tranquillizza sulla loro affidabilità cosmologica.

INAF

Autori: 
Sezioni: 
Astronomia

prossimo articolo

Farmaci sotto pressione: la crisi parte dallo Stretto di Hormuz

Carta geografica dello Stretto di Hermuz

Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.