Le supernovae, epilogo pirotecnico dell'evoluzione stellare, sono tra le esplosioni più potenti dell'universo. Sarebbe logico ritenere che, data la simmetria sferica delle stelle, anche queste esplosioni debbano essere perfettamente simmetriche. Sbagliato! Uno studio pubblicato su Nature, infatti, rivela che il materiale stellare non viene espulso uniformemente nello spazio, ma vengono privilegiate particolari direzioni.
Keiichi Maeda (Università di Tokyo) e i suoi collaboratori – tra i quali Stefano Benetti e Paolo Mazzali dell'INAF – hanno analizzato una valanga di dati spettroscopici di 20 supernovae di Tipo Ia scoprendo che le differenze notate nell'evoluzione spettrale di queste supernovae sono da imputare unicamente alla differente linea di vista sotto cui viene osservata un'esplosione asimmetrica. La loro analisi, infatti, li ha portati a confermare che il punto di accensione di questi fuochi d'artificio cosmici non è nel centro geometrico della stella morente, ma in una posizione piuttosto decentrata.
Notevole l'importanza di queste scoperte. Le supernovae di Tipo Ia, infatti, vengono utilizzate dagli astronomi quali candele campione per misurare l'espansione dell'universo. Avere la conferma che davvero si tratta di esplosioni identiche e che le differenze sono dovute unicamente alla direzione sotto cui le osserviamo ci tranquillizza sulla loro affidabilità cosmologica.
Esplosioni imperfette
Autori:
Sezioni:
Astronomia
prossimo articolo
L’epilessia è un racconto da ascoltare

Nel mondo l'epilessia colpisce tra i 50 e i 52 milioni di persone, in Italia tra le 5 e le 600.000 e di queste circa 125.00 all’anno si scoprono resistenti ai farmaci disponibili. Le cause delle crisi negli adulti sono ancora sconosciute nel 50% dei casi. C’è ancora davvero molto da scoprire e da ascoltare delle esperienze di chi ne soffre.
Forse quasi un ossimoro, Marcel Proust è ormai la memoria dei nostri giorni, aggiunta la considerazione quasi banale del Il tempo ritrovato che «ogni lettore, quando legge, legge se stesso». Il fatto è che il Dna con il quale Proust visse ottenendo i risultati che conosciamo gli aveva tirato un brutto scherzo creando un’asma bronchiale all’interno dei suoi polmoni.