Le supernovae, epilogo pirotecnico dell'evoluzione stellare, sono tra le esplosioni più potenti dell'universo. Sarebbe logico ritenere che, data la simmetria sferica delle stelle, anche queste esplosioni debbano essere perfettamente simmetriche. Sbagliato! Uno studio pubblicato su Nature, infatti, rivela che il materiale stellare non viene espulso uniformemente nello spazio, ma vengono privilegiate particolari direzioni.
Keiichi Maeda (Università di Tokyo) e i suoi collaboratori – tra i quali Stefano Benetti e Paolo Mazzali dell'INAF – hanno analizzato una valanga di dati spettroscopici di 20 supernovae di Tipo Ia scoprendo che le differenze notate nell'evoluzione spettrale di queste supernovae sono da imputare unicamente alla differente linea di vista sotto cui viene osservata un'esplosione asimmetrica. La loro analisi, infatti, li ha portati a confermare che il punto di accensione di questi fuochi d'artificio cosmici non è nel centro geometrico della stella morente, ma in una posizione piuttosto decentrata.
Notevole l'importanza di queste scoperte. Le supernovae di Tipo Ia, infatti, vengono utilizzate dagli astronomi quali candele campione per misurare l'espansione dell'universo. Avere la conferma che davvero si tratta di esplosioni identiche e che le differenze sono dovute unicamente alla direzione sotto cui le osserviamo ci tranquillizza sulla loro affidabilità cosmologica.
Esplosioni imperfette
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Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.
Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.