Per la prima volta è stata impiegata la datazione al radiocarbonio con misure di alta precisione per inquadrare correttamente la sequenza temporale delle dinastie dei faraoni. I risultati sono sostanzialmente in linea con le datazioni esistenti, ma non mancano anche alcune sorprese.
Christopher Bronk Ramsey (University of Oxford) e altri nove ricercatori francesi, austriaci e israeliani hanno accuratamente misurato la quantità di Carbonio 14 presente in 211 campioni provenienti da reperti concessi da musei europei e statunitensi. Perché la datazione fosse il più accurata e affidabile possibile, sono stati considerati solo quei manufatti ottenuti da materiali cresciuti proprio nell'epoca in cui furono lavorati, quali i tessuti e le ceste, nonché le sementi e i prodotti agricoli parte di corredi funerari. Gran parte dei campioni, infatti, provenivano da tombe sicuramente appartenenti a precise dinastie e questo ha permesso un accurato confronto tra la datazione al radiocarbonio e la sequenza temporale attualmente in vigore tra gli storici.
La nuova datazione ha permesso di rilevare alcune difformità con quanto sostenuto dagli storici. Secondo i ricercatori, infatti, il radiocarbonio colloca il regno di Djoser (Antico Regno) tra il 2691 e il 2625 a.C. e gli inizi del Nuovo Regno tra il 1570 e 1544 a.C., dunque in epoche anteriori rispetto a quanto suggerito dagli storici.
Radiocarbonio per i regni dei faraoni
prossimo articolo
Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.
«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.