Mettendo a confronto le immagini di un ammasso stellare con quelle raccolte dal telescopio spaziale dieci anni prima gli astronomi hanno notato che il movimento delle stelle che lo compongono è differente da quanto si pensava.
Questa inaspettata scoperta riguarda la nebulosa nota come NGC 3603, un agglomerato di gas della nostra Galassia distante circa 20 mila anni luce in direzione della costellazione della Carena e caratterizzato da una intensa formazione stellare. In una regione grande poco più di tre anni luce possiamo incontrare, impacchettato per bene, un numero incredibile di giovani stelle la cui massa complessiva supera le 10 mila masse solari.
Wolfgang Brandner (Max-Planck Institute for Astronomy) e i suoi collaboratori erano intenzionati a scoprire se le stelle che lo compongono fossero ancora in movimento oppure, come solitamente avviene, i loro moti si fossero ormai placati. Un modo davvero eccellente per condurre una simile indagine era quello di confrontare immagini di NGC 3603 prese in epoche differenti e l'archivio del telescopio spaziale Hubble era quello che ci voleva. Confrontando dunque le riprese del 1997 con quelle del 2007 ottenute con la medesima apparecchiatura (la Wide Field Planetary Camera 2), il team di Brandner è riuscito con un lavoro durato due anni a misurare gli spostamenti di oltre 700 stelle dell'ammasso.
La sorpresa è venuta dal fatto che, anziché rilevare un moto generale delle stelle avviato verso la tranquillità, le stelle di NGC 3603 sembrano ancora molto attive nei loro movimenti. Poiché le velocità osservate non dipendono dalla massa delle stelle, si ritiene che riflettano ancora le condizioni dinamiche presenti quando – circa un milione di anni fa – si è formato l'ammasso.
Moti stellari a sorpresa
prossimo articolo
Recuperare il cammino dopo un ictus: la tecnologia al servizio della cura

Presso il LAMoBiR dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano la riabilitazione delle persone che in seguito a un ictus hanno ridotto la capacità di camminare si basa sullo studio di sistemi che integrano la robotica con la stimolazione elettrica funzionale dei muscoli. In collaborazione con IIT di Genova sono stati realizzati un esoscheletro e un’apparecchiatura per l’elettrostimolazione che offrono vantaggi rispetto a quelli già in uso. I ricercatori invitano le persone colpite dal problema a entrare a far parte dello studio. Immagine realizzata con l'ausilio di Chat GPT.
«Quella mattina mi sono svegliato con un forte mal di testa e ho scoperto di non riuscire a muovere né la mano e la gamba destre, né a parlare». Questa è la testimonianza di Andrea Vianello - noto giornalista della RAI - rilasciata in varie interviste e poi descritta nel libro Ogni parola che sapevo (Mondadori, 2020), in cui racconta il lento e faticoso percorso di recupero seguito all’ictus che lo ha colpito.