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Falini vince il premio EHA Carreras

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Lo scienziato italiano Brunangelo Falini è stato insignito del prestigioso premio “Eha Josè Carreras Award”. Il riconoscimento, assegnato a Barcellona lo scorso 12 giugno dal direttivo dell’Associazione Europea di Ematologia (EHA), è dovuto al grande contributo del ricercatore italiano nella lotta alle leucemie e ai linfomi.

Falini, professore di ematologia presso l’Università degli Studi di Perugia, è noto tra gli addetti ai lavori per aver scoperto, nel 2005, un'anomalia genetica (gene Npm mutato) che accomuna il 30 per cento delle leucemie mieloidi acute. In particolare la sua ricerca ha dimostrato che il gene Npm mutato produce una proteina anomala a livello di una delle sue estremità. Questo difetto la fa localizzare in maniera atipica all'interno delle cellule leucemiche, ovvero nel citoplasma invece che nel nucleo. Una scoperta che ha rilevanza nella pratica clinica. Infatti grazie a questa evidenza sperimentale è possibile diagnosticare questa forma di leucemia (denominata LAM NPMc+) con un test immunologico, rapido, economico, e assolutamente specifico. Colorarando le cellule leucemiche del malato con l’ anticorpo anti-nucleofosmina (Npm) è possibile vedere se la proteina Npm è nel nucleo o nel citoplasma.

Durante questi anni Falini è stato supportato nella sua attività dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Attraverso l'esperienza accumulata nel campo dell'ematologia, lo scienziato ha contribuito a mettere a punto, per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la classificazione dei tumori linfoemopoietici.

 

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.