L'impiego di tecnologia di ultima generazione ha permesso agli archeologi di compiere un enorme passo in avanti nello studio dell'insediamento Maya di Caracol e nella comprensione della misteriosa civiltà centroamericana.
Una serie di sorvoli della giungla che circonda Caracol (Belize) con un Cessna 337 dotato di un sistema LiDAR (Light Detection and Ranging) ha fornito ai ricercatori una dettagliata mappa dell'insediamento e degli interventi sul territorio operati dagli antichi abitanti. In poche settimane gli archeologi hanno potuto disporre di una accurata mappatura di circa 200 chilometri quadrati, un territorio quasi dieci volte più grande di quello faticosamente esplorato a colpi di machete negli ultimi 25 anni.
Il sistema LiDAR utilizza un raggio laser per ricostruire la morfologia del terreno sottostante, una tecnica che permette di superare l'ostacolo costituito dalla fitta vegetazione che ricopre il territorio. E' la prima volta che questa tecnologia viene applicata alla ricerca di rovine archeologiche. Dalla mappatura sono emerse migliaia di nuove strutture, 11 strade rialzate e decine di migliaia di terrazzamenti agricoli. Scoperte che hanno confermato le stime degli archeologi riguardanti l'estensione dell'insediamento di Caracol e la sua popolazione.
Archeologia dal cielo
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Più scienziati anziani, meno innovazione nella ricerca

Uno studio su 12,5 milioni di ricercatori e ricercatrici suggerisce che con l’età gli scienziati tendano a diventare meno disruptive, meno inclini cioè a produrre idee capaci di cambiare paradigma. Cresce invece la capacità di integrare e consolidare conoscenze già esistenti. Il fenomeno, definito “Nostalgia Effect”, porta a riflettere su una comunità scientifica sempre più gerontocratica, dove il rischio non è l’irrilevanza dei senior, ma un equilibrio alterato tra innovazione radicale e sedimentazione del sapere.
C’è una certa ironia nel leggere, per me che ho una “età accademica” piuttosto avanzata, un articolo che sostiene, dati alla mano, che gli scienziati anziani tendono a diventare meno disruptive, cioè meno capaci di produrre quelle idee che ribaltano i paradigmi esistenti. Ironia doppia, se nel frattempo ci si accorge di aver appena citato, per l’ennesima volta, un lavoro del 1987 convinti che «resti ancora fondamentale».