fbpx Gigantesche eruzioni killer | Scienza in rete

Gigantesche eruzioni killer

Primary tabs

Read time: 1 min

Uno studio pubblicato su Journal of the Geological Society suggerisce il collegamento tra l’estinzione di migliaia di specie marine primitive e una catena di violente eruzioni vulcaniche. I gas-serra liberati da vulcani sottomarini avrebbero innalzato la temperatura del pianeta di circa 5 gradi.

Il fattaccio, avvenuto 55 milioni di anni fa, avrebbe dato inizio al Paleocene-Eocene Thermal Maximum (PETM), un periodo di surriscaldamento globale protrattosi per circa 170 mila anni. Secondo Henrik Svensen (Università di Oslo) e i suoi collaboratori l’innalzamento della temperatura sarebbe da imputare a tonnellate di metano – un potente amplificatore dell’effetto serra – liberate in atmosfera da una serie di gigantesche eruzioni vulcaniche sottomarine.

La conferma di questa catena di eruzioni verrebbe dai dati sismici e dai carotaggi effettuati cinque anni fa nel Mare di Norvegia dai quali emergerebbero prove decisive che in passato quei fondali marini siano stati teatro di violentissime ed estese attività vulcaniche. In particolare, l’analisi isotopica dell’uranio e del piombo presenti in piccoli cristalli di zircone individuati nei carotaggi mostrerebbe che la loro formazione si colloca 55 milioni di anni fa, proprio in coincidenza con l’inizio del PETM.

Alcuni geofisici, però, evidenziano che il collegamento temporale non comporta automaticamente un rapporto causa-effetto. Un passaggio cruciale sarà riuscire a quantificare in modo attendibile l’ammontare dei gas-serra liberati.

ScienceNow

Autori: 
Sezioni: 
Geofisica

prossimo articolo

Il Nobel per la chimica 2026 all'asimmetria delle molecole

disegno di molecole allo specchio

Due molecole possono essere identiche nella composizione, ma avere proprietà molto diverse perché sono l’una l’immagine speculare dell’altra. È il fenomeno della chiralità, fondamentale per comprendere la chimica della vita e il funzionamento di molti farmaci. Il Nobel per la chimica 2026 premia Henri B. Kagan e Kenso Soai per aver dimostrato come un piccolissimo squilibrio tra due forme speculari possa essere amplificato durante una reazione chimica, fino a far prevalere quasi completamente una delle due. Scoperte che hanno trasformato la sintesi organica asimmetrica e aperto nuove prospettive per la ricerca.

Crediti immagine di copertina: ©Johan Jarnestad/The Royal Swedish Academy of Sciences

Due molecole possono avere gli stessi atomi e la stessa formula, ma comportarsi in modo molto diverso se sono l’una l’immagine speculare dell’altra. È da questo problema, apparentemente esclusivamente geometrico ma in realtà profondamente legato alla vita e al funzionamento stesso delle molecole che la compongono, che parte la motivazione del Nobel per la chimica 2026, assegnato a Henri B.