Un gruppo di ricerca ha scoperto complesse comunità di microorganismi in un lago di asfalto sull’isola caraibica di Trinidad. Il fatto che le condizioni ambientali in cui prosperano questi batteri e archei siano davvero molto simili a quelle di Titano, la grande luna di Saturno, potrebbe interessare molto gli astrobiologi.
Dirk Schulze-Makuch (Washington State University) e i suoi collaboratori volevano scoprire se in quella distesa bituminosa chiamata Pitch Lake potesse esistere qualche forma di vita. Superate mille difficoltà per riuscire a separare il materiale genetico dalla massa appiccicosa, i ricercatori hanno analizzato i campioni provenienti da varie parti del lago e hanno individuato ben 20 tipologie di batteri e 9 di archei, alcuni dei quali mai visti finora.
Quello che più ha colpito i ricercatori, però, non è stata la presenza di vita in una situazione così critica, bensì il fatto che i batteri e gli archei presenti in una zona del lago fossero differenti da quelli riscontrati in altre zone. Secondo Schulze-Makuch e colleghi, inoltre, i microorganismi del Pitch Lake formerebbero una sorta di rete collaborativa in cui una comunità di microbi si ciba di ciò che scarta l’altra comunità.
Molto cauti, comunque, gli astronomi che studiano da vicino Titano. “Questi microorganismi si cibano di asfalto – sottolinea Chris McKay (NASA) – ma vivono comunque in un ambiente con disponibilità d’acqua”. Ben diversa la situazione sulla luna di Saturno: non c’è nessuna traccia d’acqua, infatti, nei suoi laghi di idrocarburi.
Microbi in un lago di bitume
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Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).
Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.