fbpx Teorie planetarie sottosopra | Page 8 | Scienza in rete

Teorie planetarie sottosopra

Read time: 1 min

La disponibilità di un numero sempre crescente di sistemi planetari permette agli astronomi di mettere alla prova le teorie riguardanti la loro formazione. Le ultime scoperte, presentate al National Astronomy Meeting (NAM2010) della Royal Astronomical Society, costituiscono però una autentica sfida ai modelli correnti.
L'individuazione di 9 esopianeti grazie agli osservatori automatizzati di WASP (Wide Angle Search for Planets) e lo studio del loro moto orbitale ha suggerito agli astronomi una analisi statistica. Consultando i dati in archivio è emerso che oltre metà dei cosiddetti hot Jupiters (pianeti di taglia gioviana orbitanti molto vicino alla loro stella) percorrono orbite non allineate con la rotazione del loro Sole e 6 di essi – due dei quali appena scoperti – hanno moto retrogrado.
Questo mette in seria discussione la corrente visione della formazione planetaria che ha come elemento chiave l'interazione con un disco di polveri e gas e come logico sbocco un sostanziale allineamento tra i moti planetari e l'asse di rotazione della stella. L'elevato numero di sistemi “anomali” impone che si debbano prevedere anche scenari differenti, compresi quelli in cui si manifestano importanti interazioni a lungo periodo con stelle vicine. Tali interazioni, però, hanno come inevitabile effetto collaterale quello di spazzar via dal sistema eventuali pianeti di taglia terrestre. Una drammatica conseguenza che, per nostra fortuna, non ha interessato il Sistema solare.

ESORAS NAM2010 - WASP

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Gli Stati Uniti si sfilano dalle agenzie di cooperazione e ricerca globale

Mercoledì 7 gennaio Trump ha annunciato con un memorandum il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, incluse le principali piattaforme di cooperazione scientifica sul clima, biodiversità, migrazione e salute globale. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che queste istituzioni sono «ridondanti, mal gestite, inutili, dispendiose, monopolizzate da interessi con agende contrarie alle nostre». I danni del ritiro statunitense sono enormi perché minano alla radice il multilateralismo e la cooperazione scientifica internazionale.

Mercoledì 7 gennaio 2026, mentre il Congresso discuteva gli stanziamenti 2026 per le agenzie scientifiche federali (vedi articolo di Patrizia Caraveo), la Casa Bianca ha firmato un memorandum presidenziale che segna forse il punto di non ri