fbpx Pianeta o non pianeta... | Scienza in rete

Pianeta o non pianeta...

Read time: 2 mins

Una strana coppia di corpi celesti appena scoperti sta creando qualche problema agli astronomi. Le loro dimensioni e le possibili modalità della loro formazione, infatti, non vanno molto d’accordo con gli attuali modelli di formazione planetaria.
Kamen Todorov (Penn State University) e altri astronomi si stavano occupando di 32 nane brune appartenenti a una regione di formazione stellare nella costellazione del Toro. Le nane brune sono stelle mancate, corpi celesti la cui massa è troppo esigua per poter permettere loro di accendere le reazioni nucleari. Le osservazioni, effettuate sia con il telescopio dell’Osservatorio Gemini sia con il telescopio spaziale Hubble, hanno mostrato che una di quelle nane brune, la cui massa è stimata in circa 20 masse gioviane, è davvero particolare. Intorno ad essa, infatti, orbita un secondo corpo celeste di circa 7 masse gioviane.
Come definire tale oggetto? Tutto dipende da come si è giunti alla sua formazione. Se si è lentamente aggregato da un disco di polveri intorno all’astro principale oppure da un rapido collasso di una parte di esso si può parlare a pieno titolo di oggetto planetario, ma il sistema osservato da Todorov sembra essere troppo giovane perché si sia innescato uno di questi meccanismi.
L’idea dei ricercatori è che i due corpi celesti si siano formati assieme. Uno scenario normale per le stelle, ma che non si pensava potesse funzionare anche con oggetti di taglia planetaria. Secondo Todorov la conferma di tale scenario verrebbe da una coppia di stelle – una nana rossa e una nana bruna – poste nelle immediate vicinanze. Secondo gli astronomi, infatti, tutti e quattro gli astri si sarebbero formati in seno alla medesima nube di gas: un sistema quadruplo, insomma.

HubbleSite - Gemini Observatory - The Astrophysical Journal

Autori: 
Sezioni: 
Planetologia

prossimo articolo

Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.