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Silicio al capolinea?

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E' fuori discussione: l'attuale tecnologia elettronica che ha nel silicio il suo elemento fondamentale ci ha regalato progressi talmente impensabili da sfociare talvolta proprio a ridosso della fantascienza. La miniaturizzazione, la velocità di calcolo e l'efficienza dei sistemi elettronici hanno subito un miglioramento costante, ma c'è ancora margine per il futuro?

La domanda, doverosa e di ampia portata, sta al fondo di un numero speciale di Science dedicato proprio all'elettronica del prossimo futuro. La tecnologia attualmente impiegata nella costruzione dei componenti elettronici sta ormai per raggiungere i limiti estremi imposti dall'impiego del silicio e da un po' di tempo si stanno sperimentando vie alternative.

Si va da una revisione completa delle modalità di ingegnerizzazione dei microprocessori all'impiego di nuovi materiali che possano costituire una versione alternativa degli attuali semiconduttori. Molto promettente sembra la tecnologia delle "oxid interfaces", giunzioni di materiali isolanti che hanno mostrato di possedere un'ampia gamma di proprietà tipiche dei metalli e dei semiconduttori. Proprio quelle che occorrono nella memorizzazione e nella gestione di informazioni tramite un campo elettrico.

Non si può comunque neppure escludere, come si intravede da recenti ricerche, che il buon vecchio silicio venga spremuto ancora un bel po', portandolo ben al di là degli attuali limiti.

Science - Special issue

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Tecnologia

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Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.