I responsabili dei musei non vedono di buon occhio l'impiego della datazione con il radiocarbonio. Il metodo, infatti, richiede la distruzione di un frammento dei preziosi reperti loro affidati. Un team di ricercatori, però, ha trovato una strada alternativa decisamente meno invasiva.
Il nuovo metodo, presentato da Marvin Rowe (Texas A&M University) al recente Meeting dell'American Chemical Society tenutosi a S. Francisco, prevede di collocare il reperto in una particolare camera al plasma. La superficie dell'oggetto viene lentamente – e molto delicatamente – ionizzata portandola all'emissione dell'anidride carbonica necessaria per valutare il C-14 e giungere così alla datazione.
Per valutare l'affidabilità del nuovo metodo, Rowe e i suoi collaboratori hanno analizzato l'età di 20 differenti reperti – tra i quali un tessuto egiziano di 1350 anni fa – osservando un sostanziale accordo con le datazioni tradizionali. La tecnica è ancora in fase di rifinitura, ma Rowe spera di poterla ben presto impiegare sulla preziosissima statuetta d'avorio detta Venere di Brassempouy risalente a circa 25 mila anni fa. Le dimensioni della statuetta, infatti, si adattano perfettamente alla camera al plasma utilizzata finora per i test.
American Chemical Society
Datazione non distruttiva
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Fotoni come neuroni, una ricerca italiana a cavallo di due Nobel

Una ricerca italiana pubblicata su Physical Review Letters dimostra che circuiti fotonici quantistici si comportano spontaneamente come reti neurali. E apre un varco tra due delle scoperte premiate con il Nobel per la Fisica in anni recenti — proprio mentre Giorgio Parisi, nell'ultimo suo libro, ci invita a cercare le simmetrie che la natura nasconde sotto la superficie apparente delle cose.
Immagine: Sistema fotonico per simulare reti neurali, CNR.
Da tempo la fisica teorica trova interessanti punti di contatto fra sistemi fisici complessi come i magneti disordinati, i vetri di spin, i fluidi turbolenti e ciò che fa il cervello quando recupera un ricordo. Un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters il 18 febbraio 2026 conferma questo suggestivo parallelismo studiando la luce — quella quantistica, fatta di fotoni identici che interferiscono tra loro.