Sono circa 150 le cicatrici lasciate sulla superficie del nostro pianeta dagli impatti cosmici, sconvolgenti tracce del violento tiro al bersaglio che ha segnato il cammino evolutivo della Terra. Questa lista, grazie alla scoperta di un team italiano, è molto probabile che presto debba arricchirsi di un nuovo elemento.
Giovanni Monegato (Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova) ha presentato la scoperta del suo team alla Lunar and Planetary Science Conference tenutasi nei giorni scorsi in Texas. I ricercatori hanno individuato una struttura circolare a una quarantina di chilometri da Wembo-Nyama, una città della Repubblica Democratica del Congo, in Africa centrale. Perfettamente circolare, la struttura è quasi interamente contornata dal percorso del fiume Unia, un affluente del fiume Lomami, e misura almeno 36 chilometri di diametro.
E' stata proprio la forma circolare, facilmente individuabile dalle immagini del satellite, a suggerire a Monegato che si potesse trattare di un cratere d'impatto finora sfuggito a ogni rilevazione. Un'ipotesi che ha preso sempre più peso man mano che l'analisi della geologia di quell'area portava a escludere ogni altra possibile origine. Per la conferma definitiva, però, si dovranno attendere prove incontrovertibili che solo il meticoloso studio delle rocce e della stratigrafia potranno fornire.
Solo allora sarà possibile anche una datazione per l'evento. Per il momento si può ipotizzare che il responsabile possa essere stato un asteroide di un paio di chilometri di diametro: un bel botto!
LPS Conference Abstract
Il cratere e gli italiani
prossimo articolo
Capire se sappiamo prevedere i terremoti è difficile

Prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile. Tuttavia, si possono formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio. Da una decina di anni alcuni paesi del mondo hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Tra questi paesi c’è l’Italia, che ha cominciato a lavorarci sul serio dopo il terremoto avvenuto a L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? La domanda è tutt’altro che semplice. Provano a rispondere due sismologi e due statistici in uno studio pubblicato su Seismological Research Letters.
Immagine rielaborata da https://doi.org/10.1029/2023RG000823. (CC BY 4.0)
L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato un sistema per la previsione probabilistica dei terremoti. Si chiama Operational Earthquake Forecasting-Italy (OEF-Italy) e viene gestito dal Centro di Pericolosità Sismica dell’Istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia (INGV).