fbpx Un appello per Rai Scuola

Un appello per la scienza nella televisione pubblica. Lettera aperta della comunità scientifica

Tempo di lettura: 5 mins

La chiusura di Rai Scuola è una ferita per la cultura italiana e un danno diretto alla scienza pubblica.

Chi firma questa lettera (ricercatrici e ricercatori, docenti universitari, e lavoratori degli enti di ricerca) ha sostenuto a lungo Rai Scuola, partecipando spesso ai suoi programmi. E lo ha apprezzato come spazio di libertà: Rai Scuola sfugge alle logiche pubblicitarie e ai dettami della televisione commerciale. È pubblica, è di tutti e per tutti, giustifica e dà senso al canone pagato da ogni cittadino. E dà senso anche al nostro lavoro.
Alle università e agli enti di ricerca, infatti, la legge chiede di restituire alla società la conoscenza prodotta con denaro pubblico. Ma perché la ricerca arrivi ai cittadini servono professionisti capaci di mediare, di trasformare un risultato scientifico in un racconto comprensibile senza tradirlo. Rai Scuola era uno di quei pochi luoghi. Senza mediazione pubblica non c'è terza missione. Senza Rai Scuola alla ricerca italiana restano l'occasione episodica e la comunicazione dei singoli enti: che non è la stessa cosa, perché il racconto pubblico della scienza comprende anche l'incertezza, l'errore, il conflitto tra ipotesi, e per questo ha bisogno di essere indipendente.

Il fatto che i passati contenuti siano riorganizzati e resi ben visibili su RaiPlay (dove già sono), come ha comunicato la Rai, è sicuramente una buona notizia. Ma in questo modo si costruisce un archivio mentre la scienza evolve di continuo e ha bisogno di continui aggiornamenti e contenuti nuovi. Con Rai Scuola però non chiude solo un canale: chiude una redazione di professionisti della televisione che negli anni si erano specializzati in scienza, una competenza rara, che non si improvvisa e non si ricostruisce in pochi mesi. Ed è il fatto più grave. Perché non si tratta di una riorganizzazione: si sostituisce una rete dedicata alla scuola, e più in generale alla formazione scientifica del pubblico, con una rete dedicata al racconto del "territorio" e dell'identità nazionale. È un cambio di missione al ribasso, che impoverisce l'intera televisione pubblica italiana.

Si dirà che gli ascolti erano bassi. Ma quei numeri (comunque non bassissimi, e con un gradimento alto) resistevano ad anni di prosciugamento delle risorse, anni di repliche, che hanno prevedibilmente condannato la rete ben prima della chiusura. E soprattutto sono numeri che non misurano quello che più conta.

La fruizione da parte degli insegnanti avveniva in larga parte su RaiPlay, spesso in orario scolastico: un uso che sfugge all'Auditel, di cui, oggi, nessuno conosce l'entità. Rimane comunque aperta la vera domanda: davvero un servizio pubblico si valuta con le percentuali dello share? Qui si tratta d'altro: si tratta della cerniera tra ricerca pubblica e scuola pubblica, e di un pubblico di adulti, spesso anziani, per i quali il canale lineare era un accesso quotidiano ai documentari scientifici di qualità, e ai quali, in cambio, si darà una replica di un programma di racconto “del territorio”, già visto su uno dei canali principali della Rai.

Ma anche la scienza è un’eccellenza di questo paese, e il racconto pubblico della scienza è parte della missione del servizio pubblico e non una voce di spesa da comprimere.

Non ci interessa difendere un numero sul telecomando. Se quelle competenze e quelle risorse trovassero casa altrove andrebbe bene lo stesso. Quello che non può sparire è il luogo dove quel lavoro si fa. Chiediamo dunque:

  • che la redazione scientifica sia ricostituita e adeguatamente finanziata
  • che si finanzi e si potenzi la produzione di contenuti originali, e non solo la messa in ordine dell'archivio
  • che l'offerta su RaiPlay sia un'aggiunta e non un sostituto della programmazione
  • che si apra un confronto con la comunità scientifica, con la scuola e con l'università sulla missione formativa del servizio pubblico

Le decine di migliaia di firme raccolte in pochi giorni, e le centinaia di migliaia di persone che ne hanno parlato in rete, dicono una cosa semplice: c'è un pubblico che chiede alla Rai più cura, non meno. Chiediamo che venga ascoltato.

Alessandro Amato, sismologo INGV, Chair del Sistema di Allerta Tsunami dell'Atlantico NE e del Mediterraneo (UNESCO)
Marco Bindi, professore ordinario Università di Firenze, presidente della Società Italiana di Agronomia, presidente della Società Europea di Agronomia e presidente dell'Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie
Paola Bonfante, professoressa emerita Università di Torino
Silvia Casu, prima ricercatrice Inaf, responsabile della divulgazione e didattica per Inaf Cagliari e SRT
Patrizia Caraveo, presidente Società Astronomica Italiana e Dirigente di Ricerca INAF
Maria Chiara Carrozza, professoressa ordinaria di Bioingegneria, Università degli Studi di Milano - Bicocca
Alessandro Chiarucci, professore ordinario di botanica ambientale, Università di Bologna
Cesare Chiosi, professore emerito di astrofisica teorica, Università degli studi di Padova
Eugenio Coccia, professore Ordinario di fisica all'Università di Roma Tor Vergata,  ex Rettore del Gran Sasso Science Institute (Centro di Studi Avanzati dell'INFN)
Fiorenzo Conti, professore ordinario di fisiologia all’Università Politecnica delle Marche, direttore scientifico dell'EBRI
Carlo Doglioni, professore ordinario di geodinamica e Geologia strutturale alla Sapienza Università di Roma, Presidente della Classe di Scienze Fisiche Matematiche e Naturali dell'Accademia dei Lincei
Susanna Esposito, professoressa ordinaria di pediatria, Università di Parma
Filippo Frontera, professore Università di Ferrara,  Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra
Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri"
Cecilia Garlanda, professore ordinario, Humanitas University
Laura Gasco, professoressa ordinaria di zoocolture, Università degli Studi di Torino
Claudio Gentili, professore ordinario di psicologia clinica, direttore del Centro di Ateneo per i Servizi Clinici Universitari Psicologici (SCUP) Università di Padova 
Piero Papik Genovesi, dirigente ISPRA, responsabile fauna e monitoraggio biodiversità, presidente emerito dell'IUCN SSC Invasive species specialist group
Bruno Mezzetti, professore ordinario, Università Politecnica delle Marche
Andrea Moro, professore ordinario di linguistica generale, Scuola Normale di Pisa e IUSS Pavia; Accademia dei Lincei
Antonio Musarò, professore ordinario di Istologia ed Embriologia, Sapienza Università di Roma 
Lorenzo Nigro, professore ordinario di Archeologia e Storia dell'Arte dell'Asia Occidentale e del Mediterraneo Orientale antichi, Sapienza Università di Roma
Lucia Pallottino, professoressa ordinaria Ingegneria dell'Informazione, Università di Pisa
Giorgio Parisi, Nobel per la fisica, Università La Sapienza; Accademia dei Lincei
Alessandro Reali, rettore dell'Università degli Studi di Pavia
Andrea Scozzafava, professore emerito Università di Firenze
Tiziano Verri, professore ordinario di fisiologia, Università del Salento
Lucia Votano, fisica astroparticellare, dirigente di ricerca INFN, ex direttrice dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso
Paolo Zimmaro, professore associato di geotecnica all'Università della Calabria e Research Affiliate presso il B. John Garrick Institute for the Risk Sciences University of California, Los Angeles. 

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