Tra i variegati raggruppamenti stellari che popolano una galassia, un ruolo davvero particolare lo rivestono gli ammassi globulari, sferici affollamenti di centinaia di migliaia di stelle - talvolta anche milioni - tra le più vecchie che si conoscano. Nella Via Lattea se ne contano circa 150, ma in un recente studio si sostiene che almeno un quarto di essi si sono formati da qualche altra parte.
La ricerca, coordinata da Duncan Forbes (Swinburne University of Technology - Australia) e di prossima pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, si fonda su accurate osservazioni degli ammassi globulari della Galassia compiute con il telescopio spaziale Hubble. I dati raccolti hanno permesso al team di Forbes di stilare un catalogo contenente l'età e le proprietà chimiche di ciascun ammasso, un database che ha portato i ricercatori a scoprire che un ammasso su quattro si era formato altrove e solo successivamente era stato inglobato dalla Via Lattea.
E' risaputo che, nel corso della sua evoluzione, la Via Lattea ha fagocitato alcune galassie nane con i loro ammassi globulari, ma le proporzioni del fenomeno indicate da Forbes sono davvero sorprendenti. Finora, infatti, gli astronomi sono stati in grado di confermare l'esistenza di un paio di queste galassie nane, ma la nuova ricerca indica che ce ne potrebbero essere almeno altre sei ancora da individuare.
Royal Astronomical Society - Elenco ammassi globulari (SEDS)
Ammassi alieni
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Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.
A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.