Annunciata ieri dall'EMBO (European Molecular Biology Organization) l'elezione a EMBO Member delle scienziate di IFOM Dana Branzei e Simona Polo per il loro contributo all'eccellenza scientifica nel settore della biologia molecolare, insieme ad altri 48 scienziati che conducono la loro ricerca in 13 Paesi europei. Solo tre scienziati tra quelli nominati dall'EMBO nel 2016 operano in Italia. La European Molecular Biology Organization è un'organizzazione intergovernativa fondata nel 1964 e finalizzata alla promozione della ricerca e della collaborazione scientifica nel campo della biologia molecolare. Annualmente elegge nuovi membri sulla base della loro
eccellenza scientifica.
Con questa nomina, Dana Branzei e Simona Polo - responsabili rispettivamente del programma di Meccanismi di riparazione
del DNA e di Ubiquitina e trasmissione del segnale figurano tra i 1700 Scienziati selezionati dall'EMBO nella comunitŕ scientifica
internazionale, di cui 103 operanti in Italia. Di questi, 8 scienziati conducono la loro ricerca in IFOM: Francesco Blasi, Dana Branzei, Fabrizio d'Adda di Fagagna, Elisabetta Dejana, Pier Paolo Di Fiore, Marco Foiani, Giorgio Scita e Simona Polo, oltre a Tomas Lindahl, Premio Nobel per la Chimica 2015 e Presidente del Scientific Advisory Board di IFOM.
Due scienziate italiane entrano a far parte dell'EMBO
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Biliardini nella Striscia di Gaza

Durante la Guerra civile spagnola, Alejandro Campos Ramírez, combattente per la Repubblica, pensò che il biliardino avrebbe potuto aiutare i tanti bambini che avevano perso le gambe a continuare a giocare a calcio. L’impatto delle amputazioni causate dai conflitti è drammatico e richiede risorse tecnologiche e disponibilità di personale difficili da trovare. La Striscia di Gaza è il territorio con il più alto numero di bambini e bambine amputati. Ma nessuno pensa ai biliardini.
L'assistenza specialistica in contesti di crisi umanitaria è difficile da garantire e molto impegnativa. Ostacoli nell'accesso alle cure possono persistere per molto tempo. La situazione nella Striscia di Gaza è esemplare a tale proposito: dal 2006, il blocco israeliano limita gli spostamenti all’interno e attraverso i punti di ingresso, spingendo il sistema sanitario locale al collasso per la carenza di farmaci essenziali, di attrezzature e di personale sanitario, negando spesso ai pazienti i permessi necessari per cercare cure salvavita all'estero.