fbpx Una luce inattesa | Scienza in rete

Una luce inattesa

Read time: 3 mins

Mancano ormai pochi mesi al termine dell’Anno Internazionale della Luce, più propriamente “Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla luce”, indetto dall’UNESCO per attuare una decisione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 20 dicembre 2013.
Tra le numerose iniziative intraprese per celebrarlo, anche in Italia, un vivo interesse hanno suscitato le repliche di esperimenti storici come, ad esempio, quelli relativi alla misurazione della velocità della luce compiuti dal fisico francese Jean Bernard Léon Foucault (Parigi, 1816-1868).

È avvenuto ad Arezzo nell’ambito del XXXV Convegno degli Storici della Fisica e dell’Astronomia, che al tema della luce ha dedicato ben due sessioni. C’è stato modo, ad opera di chi scrive, di parlare di alcuni fenomeni che talvolta rimangono un po’ in disparte e relegati fra le curiosità. Data la vastità del campo è logico che sia così ma a proposito di repliche, come si vedrà tra poco, si può sempre rimediare, anche in casa propria.
Il fenomeno in questione è detto fractoluminescenza e consiste nell’emissione di luce a seguito della frattura di un materiale, anche non cristallino, come succede per il vetro. Si tratta di un caso particolare di meccanoluminescenza e, talvolta, può essere confuso con altri appartenenti al gruppo delle triboluminescenze.  Benché se ne parli almeno dal 1605, quando Francis Bacon  lo citò a proposito dei cristalli di zucchero  (Of the Proficience and Advancement of Learning, Divine and Human, Libro IV, Cap. III), anche i fisici l’hanno considerato una semplice curiosità almeno fino agli anni ’80 del secolo scorso. La svolta è avvenuta a seguito del suo sfruttamento tecnologico in diversi settori, come ad esempio per la costruzione di sensori. Per quanto riguarda il vetro, il fenomeno fu osservato, quasi, per caso dal bolognese Filippo Schiassi (1763-1844). La luce che compariva nel buio quando si gettavano per terra piccoli sferoidi di vetro fabbricati con una tecnica particolare, lo impressionò a tal punto che dedicò loro (1832) un’apposita dissertazione (“De luce quam corpora diffracta in tenebris emittunt:  : dissertatio complectens partes duas in quarum altera de sphaeris et phialis vitreis in altera de aliis quibusdam corporibus agitur”).
Era noto da circa novant’anni (Belgrado, Bianconi) che tali sfere, quando andavano in frantumi, provocavano un “gran fragore” ma pare che alla luce nessuno avesse caso. Schiassi studiò in modo sistematico il fenomeno e cercò di interpretarlo ricorrendo all’elettricità. Oggi ne sappiamo un po’ di più e sono stati pubblicati studi in proposito cui si rimanda per gli approfondimenti. Invece, chi volesse replicare in casa la fractoluminescenza con mezzi semplici, può ricorrere ad alcuni tipi di  caramelle (tipo Polo), contenenti un olio essenziale che tra i componenti annovera il salicilato di metile. Frantumandole al buio, anche queste possono emettere luce come i globi di Schiassi, destando pari meraviglia  tra grandi e piccini .

 Per saperne di più:
1) P. Jaha and B.P. Chandra, Luminescence, 29 (2014) 977
2) G. Pallares et al., EPL, 99 (2012) 28003
3) M. Taddia and L. Guadagnini, “ Light from Broken Glass: Filippo Schiassi’s Experiments”, Comunicazione presentata al XXXV Convegno SISFA, Arezzo (16-19 Settembre 2015), Book of Abstracts, p. 49


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Quando il genere cambia la ricerca

Il premio ATENƏ del CNR valorizza la gendered innovation, premiando i tre migliori prodotti scientifici che abbiano inglobato nel proprio disegno la prospettiva di genere. I lavori premiati appartengono ai tre diversi settori ERC, cioè Scienze fisiche e ingegneria, Scienze della vita e Scienze umane e sociali, e sono esempi di come l’integrazione della prospettiva di genere fornisca risultati che rispondono maggiormente ai bisogni della società e del mondo produttivo.

Immagine di Freepik

I manichini utilizzati più comunemente per i crash test riproducono l’anatomia del corpo medio maschile. Per rappresentare i corpi femminili, si utilizza una versione in scala ridotta di questi stessi manichini. Quando si testa la sicurezza delle automobili, quindi, non ci sono manichini che modellino le forme femminili né la loro tolleranza alle lesioni, la biomeccanica, l'allineamento della colonna vertebrale e così via. La conseguenza è che le donne riportano lesioni più gravi degli uomini in incidenti analoghi.