fbpx Riprogrammate cellule pluripotenti umane | Scienza in rete

Riprogrammate cellule pluripotenti umane

Tempo di lettura: 2 mins

Ricercatori dello European Bioinformatics Institute hanno risolto una sfida in biologia delle cellule staminali ‘resettando' con successo cellule staminali pluripotenti fino allo stato originario, al punto massimo dello sviluppo pluripotenziale.

Lo studio, pubblicato su Cell, ha coinvolto scienziati dal Regno Unito, dalla Germania e dal Giappone e si è svolto tra l’Università di Cambridge e il EMBL-EBI.
Le cellule staminali embrionali, che si generano all’inizio dello sviluppo dell’embrione, sono capaci di differenziarsi in tutti i tipi di cellule. Finora, gli scienziati sono stati in grado solo di riportare le cellule staminali adulte (per esempio del fegato o della pelle) allo stato di cellule pluripotenti ma con alcune proprietà particolari che le predispongono a diventare cellule di un certo tipo piuttosto che di un altro.

Cellule staminali embrionali che possono differenziarsi in tutti i tipi di cellule sono state ottenute solo dai topi e dai ratti e, anche se le cellule pluripotenti umane possono essere coltivate a partire da embrioni ottenuti tramite fecondazione in vitro non ci sono state cellule umane comparabili con quelle ottenute dai topi.

“Riportare indietro le cellule di topo fino a uno ‘stato bianco’ è diventata ormai routine, ma generare l’equivalente con linee cellulari umane è una sfida”, ha detto Paul Bertone, ricercatore all’EMBL-EBI e autore dello studio. “Le cellule pluripotenti umane assomigliano a un tipo cellulare che appare un po’ dopo nello sviluppo dei mammiferi, dopo che l’embrione si è impiantato nell’utero.” A questo punto cominciano piccoli cambiamenti nell’espressione genica che influenzano le cellule, che sono così instradate verso un particolare derivazione e diventeranno cellule di un tipo particolare.

Utilizzando un metodo innovativo, e comparando man mano i dati con l’analisi computazionale, i ricercatori hanno usato metodi riprogrammativi per esprimere due diversi geni (NANOG e KLF2) che “resettano” la cellula.
Questi possono mantenere le cellule nello stato originario in modo indefinito, inibendo gli specifici percorsi biologici.
Le cellule risultanti sono così capaci di differenziarsi in cellule adulte di qualsiasi tipo e sono geneticamente normali.
“Dovevamo capire dove queste cellule si trovano nello spettro delle cellule pluripotenti umane e di topo che sono state prodotte finora” ha spiegato Paul, “abbiamo comparato cellule umane ‘resettate’ a vere cellule staminali embrionali di topo e abbiamo visto molte somiglianze.”

Gli scienziati hanno inoltre notato che la metilazione del DNA, un processo essenziale per il normale sviluppo della cellula e associato con alcuni processi chiave, come l’imprinting genomico o l’inattivazione del cromosoma X, era cancellata nella maggior parte del genoma delle cellule ‘resettate’, indicando che le cellule non avevano “memoria” del loro stato precedente e potevano produrre qualsiasi tipo di cellule.


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

L’economia europea ha un centro di gravità?

mappa europa con i paesi collegati da uno spago

Le guerre non colpiscono tutte allo stesso modo l’economia globale: molto dipende da dove esplodono. Un nuovo studio applica al commercio internazionale un modello ispirato alla fisica, interpretando i mercati europei come un vero e proprio “campo gravitazionale”. Le simulazioni mostrano che i conflitti localizzati nei nodi centrali delle reti produttive e commerciali europee — dal nord Italia al Benelux — possono generare effetti destabilizzanti molto più ampi rispetto a guerre periferiche. E propone quindi un approccio interdisciplinare che aiuta a leggere il legame sempre più stretto tra geopolitica, interdipendenza economica e stabilità del continente.

Le guerre e le tensioni geopolitiche non colpiscono tutti i mercati allo stesso modo. Alcuni conflitti producono effetti economici limitati, mentre altri possono destabilizzare intere aree commerciali. Un recente studio che abbiamo pubblicato su Conflict Resolution Quarterly propone un modello interdisciplinare tra economia e fisica che interpreta i mercati internazionali come «campi gravitazionali».