fbpx Una nuova tecnologia potrebbe compensare i difetti visivi | Page 7 | Scienza in rete

Una nuova tecnologia potrebbe compensare i difetti visivi

Read time: 2 mins

Tutti coloro che hanno bisogno di indossare gli occhiali per guardare la tv potrebbero presto sbarazzarsi delle lenti grazie a una tecnologia per schermi che corregge i problemi alla vista.
La tecnologia ricorre a degli algoritmi, diversi in base ai difetti visivi, per alterare un’immagine e renderla fruibile senza l’ausilio di lenti correttive. L’algoritmo altera la luce di ciascun pixel in maniera tale da permettere a ciascun raggio di raggiungere la retina e ricreare un’immagine nitida. La tecnologia, sviluppata dalla Berkeley University in collaborazione con il Mit e la Microsoft, verrà presentata in occasione della International Conference and Exhibition on Computer Graphics and Interactive Techniques che si svolgerà a Vancouver nel mese di agosto.

Gordon Wetzstein, co-autore della ricerca spiega  che lo schermo funziona come un “light field display”.
E’ lo schermo stesso che controlla  i singoli raggi di luce che vengono emanati, portando a un’immagine più nitida senza degradarne il contrasto.
Il prossimo passaggio sarà quello di costruire prototipi, qualcosa che dovrebbe richiedere un paio di anni.
Restano però ancora alcuni ostacoli da superare. La tecnologia, per esempio, non può essere regolata per diversi utenti: per il momento non è in grado infatti di funzionare per più persone contemporaneamente. Tutto poi dipende dalla lunghezza focale della persona; la tecnologia collaudata dagli scienziati statunitensi richiede un occhio fermo o un software che riesca a tenere traccia dei movimenti della testa per poter regolare l’immagine di conseguenza. Brian A. Barsky, che sta sviluppando la nuova tecnologia alla Berkeley,  prevede però che questo aspetto non comporterà un problema particolarmente impegnativo, “quando guardiamo uno schermo che ha un aspetto strano, tendiamo naturalmente a muoverci intorno per migliorare la messa a fuoco”.

High-tech

prossimo articolo

La ricerca e l'innovazione dell'IA in mano a oligopoli privati: l’allarme e le soluzioni

Giorgio Parisi al convegno di Roma

L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che oggi può essere realizzato solo in Europa. Lo afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in occasione del convegno ⁠ "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" ⁠ organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica il 14 maggio presso la sede del CNR a Roma, in collaborazione con Scienza in rete. Il dossier presentato dall'associazione sostiene con dati i rischi posti da un predominio economico schiacciante esercitato da poche aziende che valgono quanto il PIL degli USA, e che stanno condizionando profondamente anche l'ecosistema della ricerca scientifica, sempre meno aperto e controllato dalla comunità di riferimento.

Nell'immagine Giorgio Parisi, foto di Luca Carra.

Sei aziende (NVIDIA, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon e Meta) valgono oggi circa 22.000 miliardi di dollari, tre quarti del PIL degli Stati Uniti. Nel solo 2026 spenderanno in infrastrutture digitali tra 660 e 725 miliardi di dollari, circa tre volte e mezzo il bilancio federale americano per tutta la ricerca civile.