fbpx Ai Lincei gli studenti più bravi di Italia | Scienza in rete

Ai Lincei gli studenti più bravi di Italia

Read time: 2 mins

Le giovani promesse dell'Italia, novanta studenti, i più bravi del nostro Paese, tra i quali prevalgono le cinquanta ragazze contro i quaranta ragazzi, saranno a Roma, invitati dall’Accademia dei Lincei e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa dal 7 al 12 luglio. Parteciperanno ad un ciclo di incontri con esponenti della cultura, della finanza, dell’industria, della Pubblica Amministrazione, dell’Università, della scienza, per confrontarsi nella scelta della facoltà universitaria e quindi della loro professione futura. Tra gli interlocutori degli studenti, in questa settimana di colloqui, come un in vero campus, figurano: il Direttore Generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi; l’editore Alessandro Lateza; il Filosofo Michele Ciliberto; il Biochimico Pietro Petrini; il Fisico-Matematico Mirko Degli Esposti; il Direttore Generale di Confindustria Marcella Panucci; lo storico dell’Arte Clemente Marconi, e molti altri Docenti Universitari.

Nel corso degli incontri, nella prestigiosa sede Accademica di Palazzo Corsini, i ragazzi seguiranno lezioni, conferenze, seminari che li aiuteranno a capire e approfondire, in funzione delle singole aspirazioni, i percorsi professionali che si aprono con le varie discipline umanistiche e scientifiche.

Questi ragazzi e ragazze tra i diciassette e i diciotto anni, nati dal 1996 al 1997, sono stati segnalati dai presidi delle superiori (licei, istituti commerciali, istituti tecnici, ecc...) che hanno individuato oltre 2500 studenti tra quelli del penultimo anno con la media dei voti più alta e tra questi è stata fatta la selezione finale. I prescelti sono stati divisi in gruppi e invitati a seguire gli incontri di orientamento universitario.

Ufficio Stampa Lincei

Sezioni: 
Eventi

prossimo articolo

Thomas Morgan, quando il gene diventa misurabile

elaborazione grafica con foto di Thomas Morgan e Drosophila

Con le ricerche di Thomas Morgan, all’inizio del Novecento, il gene cessa di essere un’entità teorica e diventa una realtà sperimentale: localizzato sui cromosomi, ordinabile in mappe, soggetto a ricombinazione e mutazione. La pubblicazione del suo "The Theory of the Gene" (1926) ha sancito la nascita della genetica causale e quantitativa, che collega ereditarietà, evoluzione e citologia e apre la strada alla genomica e alla medicina genetica.

La genetica causale nasceva cent'anni fa, quando Thomas Hunt Morgan (1866-1945) tirava le somme di oltre venti anni di studi sperimentali su Drosophila melanogaster. Pubblicato a febbraio, The Theory of the Gene (Yale University Press, New Haven, 1926) fu uno spartiacque nella storia della biologia. “Teoria”, non il concetto del gene, che c’era già almeno come unità di trasmissione, né “che cosa è un gene?”, che non si sa nemmeno oggi.