fbpx La Cina apre all'open access | Page 4 | Scienza in rete

La Cina apre all'open access

Read time: 2 mins

La National Natural Science Foundation of China (NSFC) e l'Accademia Cinese delle Scienze (CAS) hanno annunciato che i ricercatori cinesi dovranno depositare i loro paper scientifici in archivi online e renderli accessibili al pubblico entro 12 mesi dalla pubblicazione.
Secondo i dati di Science Citation Index (SCI ), database gestito dalla Thomson Reuters, la produzione scientifica cinese è passata da 48.000 articoli del 2003, pari al 5,6% del totale mondiale, a più di 186.000 articoli nel 2012.
Cinque anni fa la CAS ha iniziato a sviluppare una banca dati per i lavori scientifici prodotti dai suoi istituti.
Da questo progetto è nato il portale IR GRID che contiene 400mila lavori.

Oltre a mettere a punto questa immensa biblioteca digitale, le autorità cinesi stanzieranno dei fondi per promuovere la ricerca su riviste open access. Verranno studiate delle linee guida per aiutare i ricercatori a districarsi in questo mondo in grande espansione che alcune volte riserva qualche sorpresa come ha dimostrato John Bohannon nella sua inchiesta pubblicata su Science lo scorso anno. 
Alcune università cinesi inoltre, stanno assumendo docenti universitari occidentali per insegnare ai propri ricercatori a scrivere articoli idonei per riviste ad alto impact factor

"Grazie a questo cambiamento si potrà facilitare la diffusione della conoscenza e accelerare la globalizzazione della scienza, trasformando la conoscenza in innovazione in modo rapido e beneficiando dello sviluppo sociale” hanno spiegato alcuni dei dirigenti dell’Accademia Cinese delle Scienze.

Autori: 
Sezioni: 
Editoria scientifica

prossimo articolo

A Santa Marta per dire addio alle fonti fossili ai tempi della crisi energetica

Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.