Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e
della Ricerca, Stefania Giannini, ha individuato il nuovo Presidente dell’Asi,
l’Agenzia spaziale italiana.
Si tratta di Roberto Battiston,
professore ordinario di Fisica Sperimentale dell’Università di Trento. Battiston,
57 anni, si è laureato in Fisica presso la Scuola Normale di Pisa. Nel corso di
oltre trent’anni di attività come incaricato dell’Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare della sezione di Perugia ha lavorato all’interno di collaborazioni
scientifiche internazionali prima nel campo della Fisica sperimentale delle
interazioni fondamentali agli acceleratori e più recentemente studiando i raggi
cosmici dello spazio.
Battiston è stato individuato attraverso una procedura operata da un Comitato di selezione appositamente istituito lo scorso 13 febbraio.
Il Comitato, attraverso un Avviso pubblico, ha avviato la raccolta delle candidature. Sono pervenuti 55 curricula dai quali il Comitato ha selezionato una rosa di cinque nomi presentati al Ministro che ha individuato Battiston come nuovo Presidente.
“La nomina di Battiston dimostra che facciamo le cose al tempo giusto, con la concretezza e la rapidità necessaria, ma anche con grande attenzione all'eccellenza - sottolinea il Ministro Stefania Giannini - Battiston è stato fra le altre cose un eccellente fisico all'Università di Perugia. Penso che questo sia un punto di partenza e di rilancio di un settore, quello aerospaziale, che ha un valore strategico incalcolabile per il nostro paese. Al nuovo presidente dell’Asi auguro un buon lavoro. Voglio ringraziare anche Aldo Sandulli per l'eccellente lavoro svolto in questi mesi molto delicati vissuti dall'Asi”.
Asi, Roberto Battiston è il nuovo Presidente
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Cosa si impara smontando un viadotto vecchio cinquant’anni

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.
Nell'immagine una vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.
Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.