Meglio fare attenzione al tempo speso a maneggiare applicazioni per dispositivi mobili, soprattutto se si hanno problemi di ansia sociale.
Il rischio, infatti, è quello di cadere in una effettiva dipendenza dai messaggi di testo, sia pratica che psicologica, compromettendo la capacità di strutturare relazioni sociali vere, al di fuori delle interazioni online, in modo più costruttiva.
A confermare un sospetto legato alla diffusione di strumenti come WhatsApp è uno studio pubblicato su The Social Science Journal, frutto dela lavoro del team di ricerca guidato da Abdullah Sultan, esperto di comportamento e dinamiche dei consumatori presso l’università del Kuwait. Esaminando 552 soggetti fruitori di popolari e diffuse app su mobile per la messaggistica, su più del 30% del campione è stato rilevato un dato preoccupante: in solo un'ora l'uso di programmi per produrre e inviare instant messaging, è stato registrato in 12 (o anche più) momenti, un comportamento questo che può riferirsi a un bisogno di socializzazione, altre che alla sola utilità pratica di comunicare in tempo reale o cercare svago e informazioni attraverso i canali multimediali. Inoltre, più della metà degli intervistati già si dichiara apertamente 'dipendente' dalle app, o non esclude a priori l'ipotesi di avere questa forma di dipendenza.
Sono due i tratti comportamentali analizzati dai ricercatori, ovvero estroversione ed ansia sociale, misurati attraverso un test sottoposto agli studenti universitari che hanno partecipato all'indagine. A queste si aggiungono le informazioni inerenti l'utilizzo degli strumenti e la personale percezione dei propri comportamenti in merito. I due comportamenti sono complementari, facilitando così la forma di dipendenza: l'estroversione favorisce l'uso delle applicazioni, mentre forme di ansia sociale mediano e veicolano la scelta delle tecnologia come 'scorciatoia' per rafforzare i rapporti sociali
