fbpx Studio austriaco rivela: vegetariani più esposti a malattie | Scienza in rete

Studio austriaco rivela: vegetariani più esposti a malattie

Read time: 2 mins

I vegetariani sono meno sani dei mangiatori di carne. A sostenerlo sono i ricercatori della Medical  University di Graz, che hanno esaminato i dati di 1320 cittadini. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Plos One, questa dieta tiene lontani dal fumo e dall'alcol ma, al tempo stesso, non garantirebbe parametri salutari come ci si aspetterebbe.
I dati per lo studio sono stati ottenuti dall’esame dell’Austrian Health Interview Survey, un sondaggio periodico sullo stato generale di salute della popolazione.  I soggetti sono stati abbinati in base alla loro età, sesso e stato socioeconomico.
Gli studiosi austriaci hanno scoperto che chi ha scelto di abbracciare la dieta vegetariana risulta si più attivo, con un indice di massa corporea più basso, ma soffre maggiormente di ansia e depressione, allergie e ha il 50% di possibilità in più possibilità in più di ammalarsi di cancro o di essere colpiti da infarto.
I vegetariani, inoltre, assumono più farmaci rispetto ai non vegetariani e hanno una scarsa propensione a vaccinarsi.
"Le nostre ricerche ha dimostrato che gli adulti austriaci che seguono una dieta vegetariana sono meno sani in termini di allergie, tumore e problemi mentali. Inoltre, hanno una ridotta qualità della vita e più bisogno di trattamenti medici”. Dunque occorre un forte programma di salute pubblica nel Paese per ridurre i rischi dovuti a fattori nutrizionali". Lo studio è destinato a riaccendere le polemiche fra gli studiosi e necessita, come sottolineano gli autori, di ulteriori approfondimenti.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
Alimentazione

prossimo articolo

Clima, ambiente e conflitti: implicazioni etiche per la medicina e la garanzia della cura

Disegno ad acquarello del mondo con accanto uno stetoscopio

Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura.

Immagine di copertina generata con ChatGPT
 

Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie.