fbpx Perché ho firmato il "Manifesto per un’Europa di progresso" | Scienza in rete

Perché ho firmato il "Manifesto per un’Europa di progresso"

Tempo di lettura: 3 mins

Con dispiacere non riesco a partecipare alla presentazione del “Manifesto per un’Europa di progresso”. Cosa avrei detto, o cosa direi se fossi a Roma?
Avrei precisato alcune ragioni che mi hanno condotto a firmare il “Manifesto”. Ci viene proclamato, su più fronti, da parecchi anni, che il mondo sta attraversando una crisi economica mondiale, eppure parecchi Stati (da alcuni mediorientali agli orientali, da alcuni russi ad altri sudamericani, senza poi menzionare ancor altri africani) godono di una rilevante crescita economica, benché da loro illuminismi, rivoluzioni scientifiche e via dicendo siano “merce rara” – o, forse, proprio per questo? Rimane, invece, vero che una forte crisi economica riguarda l’Europa.
Quando, in passato, una di queste crisi ci ha attraversato, alcuni di noi hanno perduto del tutto il lume della ragione, e hanno (per esempio) dato fuoco ai libri, al sapere, alla cultura, con grande ignoranza scientifica, per poi proseguire ben oltre, troppo oltre, e a loro non concederò alcun perdono.

Ho firmato il “Manifesto” perché credo fermamente nella razionalità, una razionalità che nasce con filosofia e scienza, e che relega fideismi, estremismi, nazionalismi nell’angolo di quella non-considerazione o, se volete, disprezzo, che essi meritano. Questo nostro “vecchio continente” ha attraversato brutte storie e sconvolgenti vicende, ma alla fine la razionalità ha sempre prevalso. Si tratta di una razionalità che garantisce diritti e doveri, civiltà e umanità, all’insegna di una democrazia, che non dovremmo mai perdere di vista, perché, al di là del significato etimologico di democrazia, non si dovrebbe cedere all’arroganza e alla prepotenza, né dei più forti, né dei più deboli.
Si tratta di una razionalità che costituisce un tesoro per la nostra aspirazione alla conoscenza, aspirazione che, nel momento in cui manca (come ci ricorda Aristotele, e non solo lui) noi finiamo col perdere la nostra essenza di esseri umani, per trasformarci in bruti. Il nostro aspirare alla conoscenza, filosofica e scientifica, il nostro credere nella scienza e nei progressi scientifici ha rappresentato e rappresenta la nostra libertà, cui ambiamo da sempre. No, ha torto Walter Laqueur nel suo decretare la fine del sogno europeo: se il sogno europeo finisse, la probabilità del dominio della brutalità s’incrementerebbe in modo esponenziale.
Io, perlomeno, non cesserò di sognare: primo, perché non si è trattato, né si tratta di un sogno; secondo, perché, se dovrò finire col sognarlo, e non più col viverlo, vorrà dire che inciviltà e disumanità avranno prevalso sulla razionalità, filosofica e scientifica, sulla condivisione oggettiva del sapere, sul progresso: e allora rifirmerò il “Manifesto”, a qualsiasi costo. Per ora, un grazie infinito a tutti i fautori e a coloro che hanno stilato il “Manifesto”, e un’antipatia, se non ostilità, per chi nell’Europa non crede, ma anche per chi dell’Europa si approfitta.

Articoli correlati

Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Ora tocca a Cuba

disegno della bandiera di cuba su muro scrostato

Il presidente degli Stati Uniti ha già annunciato che il suo prossimo obiettivo sarà Cuba, in un modo o in un altro. L’isola, comunque subisce da 64 anni un embargo feroce che impatta in maniera drammatica sulla salute dei suoi abitanti. L’inasprimento degli ultimi tempi rende difficile mantenere anche quelle capacità di produrre farmaci e vaccini che finora hanno consentito il diritto alla salute. Fino a quando? 

Leggi la versione in spagnolo
Leggi la versione in inglese

 

C’è un’emergenza in corso; dura da tempo e quindi la situazione è gravissima e incerta e c’è sempre qualcuno che cerca di trarne vantaggio, anche in modo indebito. È quanto sta avvenendo a Cuba a opera dei sempre più aggressivi e arroganti Stati Uniti d’America («Sì, prendere Cuba in qualche modo: prenderla o liberarla, penso che posso farci qualunque cosa voglio», ha detto Trump).