fbpx MP4OX: ecco il sangue “artificiale” che fa da scudo all’ipos | Page 8 | Scienza in rete

MP4OX: ecco il sangue “artificiale” che fa da scudo all’ipos

Read time: 3 mins

La cronica mancanza di sangue da trasfusione nel mondo occidentale ha stimolato da diversi anni la corsa a un sostituto artificiale con caratteristiche in grado di competere con quelle del sangue umano.
Mentre ci si è resi conto che il sangue umano - nella sua intera complessità - è ancora insostituibile, si è tuttavia scoperto che alcune delle sue funzioni possono essere emulate o da sostanze artificiali (per esempio i perfluorocarbonati) o da derivati di materiali biologici.

Al centro dello studio appena pubblicato su Transfusion, principale organo dell’American Association of Blood Banks, è lo sviluppo di un composto di origine biologica chiamato MP4OX, derivato dall’emoglobina umana.
Questo composto è stato studiato nell’ambito di una collaborazione scientifica internazionale tra il gruppo di Biochimica del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Milano, l’Università di San Diego e alcune Biotech californiane, che si sono occupate della manifattura del prodotto: una collaborazione che mette in risalto le competenze dei vari gruppi in funzione di un problema sociale di grande interesse e si sta rivelando estremamente feconda di risultati.

Lo studio dimostra che MP4OX, oltre a poter integrare con successo (se non sostituire) la trasfusione di sangue soprattutto in condizioni di urgenza, è in grado di svolgere una inaspettata funzione protettiva contro il danno arrecato ai tessuti e agli organi dall’ipossia e dall’ipovolemia.

Gli esperimenti svolti hanno infatti dimostrato che negli animali da esperimento la presenza di MP4OX nel sangue causa nelle cellule cerebrali una serie di risposte molecolari che suscitano nei neuroni la capacità di difendersi dal danno causato dall’ipossia e dall’ipovolemia.

“Si tratta di un risultato straordinario – sottolinea il professor Michele Samaja, del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Milano – perché il composto si dimostra in grado di indurre nelle cellule la resistenza contro lo shock causato dagli stessi motivi che portano a considerare la trasfusione del sangue come un’opportunità terapeutica. Ha quindi proprietà che potremmo definire, almeno in alcuni casi, terapeutiche rispetto alle attuali necessità di ricorso alle trasfusioni”.

“Resta ovviamente molto da fare – continua Samaja - e soprattutto trasferire nell’uomo i risultati ottenuti negli animali da esperimento, ma se questi fossero confermati dai successivi step di sperimentazione, ci troveremmo di fonte ad applicazioni terapeutiche finora insospettate per alcune importanti patologie che colpiscono l’uomo: per esempio negli individui anemici, negli anziani, in alcuni tipi di tumori e di malattie cardiovascolari.”

Tornando alla sua funzione di “sangue artificiale”, MP4OX potrebbe inoltre essere utilizzato in sostituzione del sangue da trasfusione durante quelle operazioni chirurgiche che richiedono cospicui quantitativi di sangue e nell’uso d’urgenza: infatti, non richiedendo la tipizzazione del gruppo sanguigno, potrebbe essere usato sul luogo dell’incidente prima del trasporto in ospedale.

Ufficio Stampa UniMI

Sezioni: 
Biologia

prossimo articolo

Biliardini nella Striscia di Gaza

biliardino su mappa della Striscia di Gaza

Durante la Guerra civile spagnola, Alejandro Campos Ramírez, combattente per la Repubblica, pensò che il biliardino avrebbe potuto aiutare i tanti bambini che avevano perso le gambe a continuare a giocare a calcio. L’impatto delle amputazioni causate dai conflitti è drammatico e richiede risorse tecnologiche e disponibilità di personale difficili da trovare. La Striscia di Gaza è il territorio con il più alto numero di bambini e bambine amputati. Ma nessuno pensa ai biliardini. 

L'assistenza specialistica in contesti di crisi umanitaria è difficile da garantire e molto impegnativa. Ostacoli nell'accesso alle cure possono persistere per molto tempo. La situazione nella Striscia di Gaza è esemplare a tale proposito: dal 2006, il blocco israeliano limita gli spostamenti all’interno e attraverso i punti di ingresso, spingendo il sistema sanitario locale al collasso per la carenza di farmaci essenziali, di attrezzature e di personale sanitario, negando spesso ai pazienti i permessi necessari per cercare cure salvavita all'estero.