Un paio d'anni fa fece molto scalpore uno studio di alcuni ricercatori californiani che, analizzando i sedimenti corrispondenti all'epoca di Clovis - una civiltà nordamericana misteriosamente scomparsa in modo repentino circa 13 mila anni fa - suggerirono che si era in presenza di una catastrofe cosmica. Secondo Richard Firestone (Lawrence Berkeley National Laboratory) e i suoi collaboratori, la concentrazione di alcuni particolari elementi (i cosiddetti impact markers) indicava come il continente nordamericano fosse stato devastato dall'impatto di un oggetto celeste (probabilmente una cometa) con conseguenze tragiche per flora e fauna e con il totale annientamento della fiorente civiltà di Clovis.
Nei giorni scorsi, però, il gruppo di ricerca coordinato da Todd Surovell, archeologo dell'Università del Wyoming, ha pubblicato uno studio che getta seri dubbi sulla teoria della catastrofe. La loro analisi dei sedimenti provenienti da sette siti risalenti all'epoca della presunta catastrofe, infatti, non ha portato all'individuazione di quella importante quantità di microsferule magnetiche che due anni fa aveva favorito il sorgere della teoria dell'impatto. E questo nonostante due dei siti analizzati fossero proprio gli stessi in cui il team di Firestone aveva trovato un picco di sferule.
Il dibattito si preannuncia caldo e appassionato. Anche perché è ormai alle porte la pubblicazione di altri studi relativi alla catastrofe di Clovis e alla sua possibile causa extraterrestre.
Fonti: PNAS, NatureNews
Dubbi sulla catastrofe
prossimo articolo
Ddl stupri: senza il consenso che cosa cambia?

La riforma della violenza sessuale approvata dal Senato segna una frattura profonda, giuridica e culturale. La scelta di abbandonare il modello fondato sul consenso è infatti in contrasto con la Convenzione di Istanbul e con l’evoluzione della giurisprudenza italiana: si torna a un impianto basato sul dissenso e sulla «volontà contraria». Questa è una decisione che riapre il dibattito sull’autodeterminazione dei corpi, sul carico della prova nei processi e sul rischio di vittimizzazione secondaria.
La modifica proposta dalla maggioranza in Senato in materia di violenza sessuale sta dividendo l’opinione pubblica. Sullo sfondo di questa spaccatura c’è la codifica, nell’immaginario collettivo, di cosa sia uno stupro. Da decenni i movimenti si sono battuti per un cambio di paradigma interpretativo.