La prestigiosa rivista The Lancet ha pubblicato una ricerca che
apre una nuova strada nello studio di terapie per la prevenzione della cecità. Il risultato è emerso dalla sperimentazione
di fase 1, condotta in UK su sei pazienti. E' il secondo successo della terapia
genica, dopo quello ottenuto nel 2008 in Italia, dall'Istituto Telethon di
Genetica e Medicina (Tigem), contro l’amaurosi congenita di Leber.
L’équipe di Robert MacLaren della
Oxford University ha preso in esame pazienti affetti da corodeimia, malattia
rara che colpisce ogni anno circa 50.000 persone. Questa malattia è causata da
una mutazione del gene CHM che produce
la proteina REP-1. Lo sviluppo della corodeimia porta alla perdita progressiva
della vista dovuta alla degenerazione dell’epitelio pigmentato retinico. Non
esiste un cura a questa patologia che può portare alla completa cecità nella
mezza età.
I ricercatori britannici hanno iniettato 10 miliardi di particelle virali contenete
il gene normale sostituendo così il gene difettoso. Questo tipo di terapia
funziona solo sulle cellule che non sono stati distrutte dalla malattia. Non
può sostituire le cellule che sono morti al largo.
I sei pazienti sottoposti a
terapia genica erano in diversi stadi di coroideremia. A sei mesi dalla
terapia, hanno recuperato la capacità di vedere e in due di essi si sono
verificati miglioramenti più evidenti. In tutti è aumentata la sensibilità alla
luce.
“I nostri risultati sono molto promettenti, questo tipo di approccio può
essere adoperato anche per prevenire la perdita della vista in altre malattie
retiniche: come la degenerazione maculare senile. E ' ancora troppo presto,
però, per dire se il trattamento che
abbiamo iniziato è una cura definitiva , ma finora i miglioramenti dei pazienti
sono stabili”, ha spiegato entusiasta MacLaren
Terapia genica per curare la cecità
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Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.