fbpx Gli Studenti della Statale: "Uniti in difesa della ricerca" | Page 4 | Scienza in rete

Gli Studenti della Statale: "Uniti in difesa della ricerca"

Read time: 2 mins

Un gruppo di neolaureati e studenti in medicina dell'Università degli Studi di Milano ha scritto una mail al Rettore dell’Ateneo Gianluca Vago per chiedere il permesso di pulire le scritte apparse nei giorni contro alcuni ricercatori dell’Ateneo che fanno sperimentazioni sugli animali.
Qualche giorno fa infatti, nel quartiere Città Studi, sono comparsi decine di manifesti con fotografie e informazioni personali su almeno quattro scienziati dell'Università Statale. Si tratta di Edgardo D'Angelo, del Dipartimento di fisiologia umana, Alberto Corsini e una sua collaboratrice Maura Francolini e Claudio Genchi di Veterinaria.
Sui manifesti, attaccati nelle strade dove vivono i docenti, gli anonimi non hanno lasciato spazio agli equivoci.
Nel corso delle prossime due settimane, gli studenti hanno deciso di muoversi in prima persona, col cosiddetto “olio di gomito” e “una mano di vernice” per ripulire le scritte.
“Scendere in campo personalmente, scrivono i ragazzi, ci sembra il modo più concreto e veritiero di dimostrare la nostra solidarietà nei confronti di chi, con il suo esempio, ci ha insegnato non solo nozioni scientifiche, ma un percorso di vita basato sull’importanza della ricerca. Sulla necessità di non fermarsi al primo ostacolo, ma di continuare a cercare ciò che va oltre e che, con perseveranza, porta a grandi scoperte. Genera vita, dà speranza. Nonostante questi atti sembrino ormai diventati all’ordine del giorno, nulla è perduto: di questo siamo profondamente convinti e vorremmo iniziare a disegnare quel futuro partendo dai muri di Città Studi”.
La risposta del rettore non si è fatta attendere:”Posso aggiungere poco a quanto mi scrivete se non la profonda emozione nel leggere questa vostra mail, che da sola ripaga tutti noi, tutte quelle persone che hanno speso il loro tempo, la loro vita, il loro entusiasmo per portare, ciascuno, un frammento anche minimo di conoscenza, di aiuto; il meglio che le donne e gli uomini possano offrire di se stessi. Avete ora, e avrete sempre, tutto il mio appoggio. Prima ancora, tutto il mio ringraziamento, per quello che vale”.

Autori: 
Sezioni: 
Sperimentazione animale

prossimo articolo

Accanto a te. L’ascolto dell’esperienza suicidaria nella pratica clinica

sagoma di testa con cartacce come pensieri cupi

Cosa resta a chi sopravvive al suicidio di una persona cara, e a chi, come i clinici, ne ha seguito la sofferenza da vicino? "Accanto a te" (il Mulino edizioni), di Serena Bruno e Patrizia Velotti, affronta queste domande senza semplificazioni, attraversando storia, neuroscienze e psicodinamica. Al centro, l’ascolto dell’esperienza suicidaria come strumento essenziale per comprendere il rischio e orientare l’intervento terapeutico, tra complessità individuale e responsabilità clinica.

Quando una persona sceglie di togliersi la vita, chi rimane e affronta il lutto per la perdita non può evitare di porsi delle domande. C’era qualcosa che avrei potuto fare? Forse c’era un modo per essere più utile? Ci sono stati dei segnali, delle richieste di aiuto magari, che non ho saputo cogliere? Avrei potuto cambiare il corso degli eventi? Era da tanto che pensava al suicidio?